AVVIAMENTO ALLA MASSONERIA

AVVIAMENTO ALLA MASSONERIA

Un’associazione onesta e dignitosa che intenda pervenire ad una reale efficacia, o mantenerla se ad essa è già pervenuta, do­vrà sempre ricercare i suoi adepti fra coloro che condividono spontaneamente e piena­mente le finalità che essa si propone.  D’altra parte, appunto per il fatto che essa è onesta e dignitosa, dovrà risultare costituita da singoli le cui virtù intrinseche siano tali da cor­rispondere a questa caratteristica essenziale; perciò è necessario che essi sappiano, co­noscano, siano coscienti della natura e delle finalità dell’Associazione prima ancora di farne parte. Infatti, non è ammissibile che persone serie entrino a far parte di un So­dalizio qualsiasi senza che le idealità che lo animano ed i fini che esso si prefigge siano stati loro convenientemente illustrati;  quanto maggiore sarà la conoscenza della natura e degli obiettivi che l’Associazione si propone, altrettanto grande sarà la fiducia di cui essi meritano in conseguenza della loro consapevolezza; non solo, ma pur maggiore sarà la serietà del loro apporto, la garanzia che offrono, e di conseguenza, risulterà mini­mizzato il pericolo di delusioni e di abban­doni, negativi sotto tutti i punti di vista.

Se queste considerazioni valgono per qual­siasi associazione o comunità, assumono un’importanza particolare quando si parla di Massoneria.

Quello che ci proponiamo è un compito chiarificatore particolarmente diretto agli aspi­ranti Massoni; desideriamo chiarire essenza e fini della Massoneria, dare modo all’aspirante di riflettere se – in coscienza – egli si sente massone, e decidere, – da uomo serio, one­sto e dignitoso – se debba o meno accet­tare di far parte di questa secolare Istituzione.

È  una constatazione facile a farsi che, al domani di un’avversità particolare o collet­tiva, specie se essa è stata conseguenza di un arbitrio, una violenza, o di checché di  inu­mano, corrisponde una fioritura di quelli che si è soliti chiamare i valori spirituali, ed in molti uomini – in maggioranza nei migliori – quando già non lo sono, sorga il desiderio di dive­nire Massoni o più esattamente di praticare la Massoneria. Parrebbe quasi che, sia pure inconsciamente (poiché molti di Massoneria hanno appena sentito parlare ed in realtà nulla conoscono), un anelito di pace e di giustizia, alimentando questo segreto deside­rio, dirigesse gli individui verso la Massoneria, facendola intuire quale asilo di calma e di serenità dove, al riparo dall’agitazione del mondo esterno, in un raccoglimento severo, sotto la guida di una Volontà Potente, sia possibile ritem­prarsi e lenire tutte le dolorose vi­cende.

In effetti è proprio così.

Sovente però all’intuizione viene contrap­posto il “si dice”, non sempre obiettivo, anzi sovente denigratorio; si parla di “segreto”, di pauroso segreto massonico, si parla di pra­tiche risibili e di vuoto, e si dicono amenità  con sfumature praticamente cattive, tali da lasciare perplessi.

Sfatiamo il “si dice”, annulliamo le per­plessità e rispondiamo onestamente e risolutamente ad alcuni quesiti fondamentali:

  • Che cosa è la Massoneria;
  • Come opera la Massoneria;
  • A chi si apre la Massoneria;
  • Come si diventa Massoni.
  •  

Che cosa è la Massoneria

 

È verità indiscutibile che la Massoneria è la erede delle forme iniziatiche promosse dallo spirito ed avverse alla materialità della vita, di quelle esoteriche e della maggioranza delle associazioni segrete, cui  l’Umanità deve gran parte del proprio patrimonio spirituale.

Multiple leggende – e si noti che nel fondo di ognuna di esse vi è pur sempre della ve­rità – fanno risalire la Massoneria ad epoche che si perdono nella notte del tempi;  è peraltro certo che i suoi moderni rituali altro non sono che un adattamento, ai tempi in cui viviamo, di quelli antichi seguiti nelle iniziazioni Orfiche, Mitriache, Eleusine, dalla più remota antichità per cui, anche nella forma, la dipendenza appare evidente.

Se pur molto, anzi moltissimo, della loro efficacia è andata perduta per effetto di scet­ticismo, sfiducia, scarsezza di capacità e di volontà, sta di fatto che lo scopo alto, altissi­mo che tutte le iniziazioni si sono sempre pro­poste è quello di divinizzare l’uomo; portare gradualmente tutte le Creature a quella con­dizione di perfezione che faccia brillare ognuna di esse della luce stessa di Dio. A questo scopo tendono  gli Ordini iniziatici.

Per bene intendere tale situazione di fatto, possiamo rappresen­tarla graficamente con una circonferenza: al di fuori di essa sta il mondo profano, la grande massa dei viventi che non dedica il proprio pensiero ai problemi filosofici e alla conoscenza del Regno di Dio. Una seconda circonferenza, di minor diametro e concen­trica alla prima, crea un primo anello circo­lare: in esso trova posto la Massoneria simbolica, quella che conta i soli primi tre gradi e che costituisce effettivamente la base della dottrina iniziatica. La terza circonferenza, di diametro ancora minore e concen­trica alla prima, crea un secondo anello cir­colare nel quale trova posto la Masso­neria di Rito Scozzese Antico ed Accettato che, a nostro avviso, è la più completa.

Questi due complessi anelli, che costituiscono una imponente somma di pensiero, di studio, e di Amore sono l’insieme delle forze spirituali che spingono instancabilmente l’Uma­nità – e con essa tutta la creazione – al suo ritorno verso il perfetto, verso il Creatore. Non dobbiamo, per dovere d’onestà, tacere di un’altra forza operante nel campo metafi­sico, e che è anzi l’ispiratrice di ogni inizia­tiva del pensiero in tale materia: quella che è conosciuta oggi sotto il nome dl Teosofia (Sapienza di Dio), e che è l’erede diretta della Sapienza antica. La Teosofia pone le proprie meravigliose ipotesi a servizio degli Ordini iniziatici, e delle stesse Religioni; gli uni e le altre trovano in tali ipotesi le loro basi, e su esse fondano i loro edifici, secondo le rispettive idealità lontane o contingenti.

Non ci possiamo troppo addentrare in questo argomento, poiché esso ci porterebbe lontano dal nostro. Riteniamo però che il citarlo, almeno superficialmente, sia vantaggioso per l’esatta comprensione della materia che fa oggetto di questo nostra piccola opera, il cui scopo è appunto quello di chiarire, ai così detti profani, che cosa fa veramente la Massoneria.

Meta comune agli Ordini iniziatici  è, come abbiamo visto, il ritorno di tutte le cose create – e che si sublimano nella più meravigliosa e completa di esse, l’Uomo – alla perfezione assoluta, al Creatore, a Dio.

A questo provvede, col proprio insegnamento, la Massoneria. Badiamo bene: alcuni intransigenti affermano che di questa, nobilissima fra le Istituzioni, dovrebbero far parte solo spiriti particolarmente eletti, menti atte agli studi esoterici, persone di alta cultura. Non è vero,  tutte queste eccelse qua­lità mentali non sono affatto richieste a coloro che aspirano ad entrare in Mas­soneria: originariamente era chiesto solo che fossero “Uomini liberi e dl buoni costu­mi”, con tutte le interpretazioni e le deduzioni che da questa frase si possono trarre.

Lo scopo della Massoneria è, infatti,  indirizzare l’Umanità verso la perfe­zione di Dio. Bisogna dunque che, per adem­piere alla propria missione, la Massoneria abbia un programma, ed un metodo opera­tivo. Di questo parleremo nel prossimo ca­pitolo: vediamo ora che cosa ci si propone di raggiungere.

L’insegnamento Massonico è quanto mai chiaro e logico: come si può pretendere di additare agli altri una visione di perfezione, se questa non si sente e non si pratica noi medesimi? Per metterci dunque, divenuti Massoni, nelle condizioni di insegnare dobbiamo anzitutto perfezionare noi stessi. Compito, questo, che non si può assolvere rapidamente, ma cui bisogna giungere per gradi. Ecco il primo grado: il “profano”, appena entrato a far parte dell’Istituzione deve solo pensare a studiare e conoscere se stesso: “Nosce te ipsum”.

Dovrà notare, e confessare a se stesso, i propri difetti, le manchevolezze, i vizi che lo deturpano. Il nuovo Massone non ha altri compiti all’infuori di questo. Nulla di speciale, di misterioso, di trascendentale; solo studiare se stessi, ma con coscienza e con la volontà di non indulgere, di non scendere a compromessi e a transazioni.

Se l’uomo non ha questa forza di volontà, non potrà essere un buon Massone; non è escluso però — anzi tutt’altro — che  il praticare la sua Loggia, e l’intrattenere una relazione intellettuale e simpatica con altre persone   di sicura fede e dottrina, non porti  il neofita alla comprensione ed alla volontà di eseguire quella che abbia­mo definita la prima missione del nuovo Massone. Un altro compito gli spetta in una seconda fase: riconosciute le proprie manchevolezze, si tratta ora di correggerle. Ed ecco la purificazione, la catarsi: così alla fine di questo suo secondo periodo di vita massonica egli si presenterà all’iniziazione del mistero con animo puro. È un lavoro analogo a quello del contadino: questi scruta, studia il suo campo per conoscerne le neces­sità. Poi lo monda dalle pietre, dalle erbacce e da ogni altra impurità, lo dissoda e lo la­vora; passato l’aratro, non rimane che compiere il vero lavoro costruttivo:  quello di seminare.

Con questo suo gesto. il contadi­no si affianca alla Natura, la quale provve­derà a far sorgere dal seme la pianta ed il frutto. Così il Massone, dopo aver preparato il terreno, che è egli stesso, dopo aver de­purato il proprio io dalle scorie che lo ren­devano impuro, è pronto ad iniziare nel proprio cuore la costruzione del Tempio; Tempio della bontà e della virtù, Tempio dell’amore vero tutte le creature e tutte le cose, Tempio, dunque della fratellanza Uni­versale alla cui perfezione ogni Massone deve lavorare pervenendo al miglio­ramento dei suoi costumi, al perfezionamento del suo essere.

Ecco, nel chiuso delle Logge, il segreto lavoro del Massone; ecco il segreto della Massoneria, segreto che per sua natura è inviolabile perché colui che lo conosce non può che averlo raggiunto in modo personalissimo. Non il tene­broso segreto che alcuni, in malafede,  vogliono far credere. Non società segreta, è la Massoneria, bensì fra­tellanza che detiene un solo segreto: quello di lavorare alla perfettibilità del genere umano.

È lavoro di perfezione individuale, di perfezione dell’intimo, perfezione che tramite  il singolo, per­viene alla collettività.

Antitesi dell’errore, dell’abuso e del pregiu­dizio, la Massoneria, assertrice di libertà e di giustizia, con volontà fattiva, disinteres­sata e generosa, perviene a realizzazioni che, nella vita dei popoli, hanno segnato l’ini­zio delle rinascite.

Le storie recenti di molti popoli precisano i fasti della Massoneria; Massoni erano La­fayette. Beniamino Franklin, Giorgio Washin­gton, Tommaso Jefferson, John Adams, ed altri ancora, cui l’attuale popolo del Nord America offre un vero culto di ammirazione e di vene­razione. Con le generose impulsività del po­polo nuovo, gli Americani hanno dato – e continuano a dare  – alla Massoneria uno sviluppo che da noi europei è ben lungi dall’es­sere praticato. Noi studiamo e meditiamo più di loro: facciamo della teoria, mentre essi portano nella Massoneria la pratica della vita. Si riuniscono con entusiasmo nelle Logge, ma sopratutto organiz­zano tra loro una meravigliosa fratellanza che li rende forti in ogni campo di attività, dalla beneficenza alla politica.

La Massoneria è colà esercitata alla luce del sole; sul frontone delle loro sedi brilla il nome dell’Istituzione, ed ognuno espone ed ostenta orgogliosamente la sua qualità di Massone. Pres­so di noi, tale qualità è conservata con ge­loso segreto; nel campo della politica, ad esempio, ben pochi sono coloro che hanno il coraggio di farsi riconoscere quale operai dell’Arte Reale; in America, gran parte degli Uomini di governo sono fieri di essere Mas­soni, a cominciare dal Presidente della Re­pubblica il quale interviene palesemente nelle pubbliche manifestazioni dell’Istituzione. E con lui, è ovvio, vi prende parte la grande maggioranza degli uomini più rappresentati­vi nel campo della finanza, dell’industria e della politica. Essi organizzano e assicura­no il funzionamento di numerosi Ospedali per ogni categoria di deboli e di sofferenti, dai bambini, ai vecchi ed ai malati, e per dare sempre maggiore sviluppo a tali possenti opere di bene, ricorrono alle più eclettiche forme di pubblicità: colossali processioni in costume, cui partecipano le persone più note, i nomi più celebri in ogni campo della poderosa attività di quella parte del globo; iniziative che a noi apparirebbero stonate e impossibili.

Ma per loro, per i nostri fratelli Massoni d’America, ogni manifesta­zione è ritenuta lecita e desiderabile, quando si tratti di ricavarne del bene a favore della miseria e dei dolori del prossimo. Ciò posto, una persecuzione contro l’istituzione Masso­nica è ritenuta colà impossibile ed incompren­sibile e far tacere la voce della Massoneria, oltre ad essere praticamente inattuabile, verrebbe considerato come un delitto contro l’Umanità. Quale differenza – e certamente non a nostro favore – con quanto la pratica ha purtroppo provato anche in tempi recenti di ciò che può avvenire presso di noi! In America la lotta che Chiesa e partiti politici operano qui contro la Massoneria, rappresenta una inconcepibile limitazione della li­bertà oltre che un ingiusto attentato al paci­fico e fraterno concetto della pubblica coscienza. Da noi si vuole speculare – in mala fede da parte di chi ben conosce la verità – sul preteso “segreto” massonico, e si dif­fonde tra gli ignari un’atmosfera di antipatia e di sospetto sull’Istituzione e sulla stessa Idea. La Massoneria lavora per unire; i suoi nemici per disgregare; così poté avvenire che il regime dittatoriale, nel suo geloso sogno di dominio, soppresse l’Istitu­zione   Massonica, dimenticando che non si sopprime il lento lavorio di secoli, non si  spenge una fiamma consegnata all’uomo dal suo creatore, e di generazione in generazio­ne trasmessa magari nel segreto dei cuori: la Libertà.

E l’ideale massonico è risorto dalle tante macerie perché in esso sono le radici della pianta del progresso; nascoste nel suolo, percorse e sconvolte da mille guerre, lavorate dai martiri  di cento secoli, ma sempre vitali, attaccate alle origini della vita, per dare alimento alla pianta della Libertà, venerata, amata, difesa, da tutti coloro che ne conoscono la bontà del frutto e la frescura dell’ombra ristoratrice…

Come opera la Massoneria

 

Abbiamo detto che, con il volgere dei secoli, molta della potenza delle antiche inizia­zioni è andata perduta; in effetti, anticamente, l’iniziazione aveva per scopo diretto il con­ferimento al singolo di una effettiva potenza, tale da permettergli di pervenire a risultati tangibili che oggi si direbbero miracolosi: tali le facoltà degli antichi Sacerdoti Egizi, dei Magi della Media, degli Ermetisti, dei Rosa+Croce. Si trattava del conferimento di una virtù taumaturgica, cui era necessario far precedere tutto un processo purificatorio indispensabile al conseguimento dello stato di Nazareo o Nazareno (che vale separato dalla materia, dalla materialità, e  per esten­sione, santificato) e nel contempo offrire la garanzia del buon uso che si sarebbe fatto delle virtù acquisite.

Del rito purificatorio la Massoneria moder­na conserva tutto il carattere, per quanto ne abbia sensibilmente attenuata la severità; del conferimento di potenza, invece, l’occidente ha smarrito il segreto di cui gli ultimi detentori sono stati i Rosa+Croce. Essi hanno ani­mato la Massoneria delle origini, ma le loro possibilità si sono diluite   dopo il 1717, in un’epoca in cui ragioni contingenti hanno deviato la Massoneria verso un indi­rizzo prevalentemente sociale.

Questo però non significa che la possibilità di ripristino delle antiche virtù sia per sempre perduta, poiché si tratta di facoltà insite nell’uomo in conseguenza della sua stessa na­tura, facoltà di cui, sia pur infrequenti, gli esempi non mancano e senza dubbio sareb­bero ben più numerosi se vi fosse chi prov­vedesse ai potenziamento delle facoltà da cui tali virtù derivano.

Praticamente la Massoneria di oggi limita il campo della propria attività a quello di una azione prevalentemente tesa alla lotta contro tutte le forme di tirannia, al miglio­ramento individuale ed al suo perfezionamento su tutti i piani, ponendo così le basi indispen­sabili al raggiungimento degli scopi che si prefiggevano le antiche iniziazioni,  ma tendendo anche direttamente al raggiungimento di un modo di vita che meglio risponda alle naturali aspirazioni dell’uomo. Per lo sviluppo dei propri concetti si avvale prevalentemente dei Simboli, questi meravigliosi geroglifici dalle molteplici interpretazioni, che lasciano ampio campo ove la mente può spaziare, e servono meravigliosamente a guidare nel dif­ficile cammino che sfocia là dove comincia: nell’infinito dell’intelletto normale, nell’Uno della mente filosofica.

Appunto perché orientatasi, dopo il 1717, verso il raggiungimento delle premesse indispensabili al conseguimento del benessere della collettività, la Massoneria prepara de­cisamente il terreno all’avvento di quell’impero di Pace e di Giustizia che é il solo che possa consentire il perfezionamento della Collettività stessa, posta al riparo dagli interessi dei profittatori, materialisti ad oltran­za, tipici egoisti che occorre vincere ed at­terrare. È naturale perciò che, essendosi proposta tale programma d’azione, abbia studia­to e deciso il modo di operare. Tale modo è complesso, né ci sentiamo autorizzati a svelarlo; esso è d’altronde soggetto a conti­nui adeguamenti alle condizioni create all’Umanità dagli avvenimenti che formano la Storia. Gli Uomini che, in ogni parte del Mondo, stanno al Governo della Massone­ria, devono, secondo il luogo, l’epoca, la condizione politica del loro Paese, dirigere l’azione dell’Ordine.

Sarebbe assurdo, oltre che stolto, il ritenere che il modus-operandi della Massoneria sia lo stesso dovunque, ma sarebbe altrettanto assurdo pensare che l’azione dell’Istituzione nei vari Paesi sia slegata e completamente indipendente. Biso­gna intenderci molto bene su questo argo­mento, e noi cercheremo di esporre quanto più sarà possibile in modo chiaro il nostro pensiero.

Anzitutto, badiamo bene, Nostro pensiero poiché non esiste, circa l’azione contingen­te della Massoneria nel mondo, un unico pensiero, un’unica direzione. Ogni potenza Massonica è assolutamente sovrana, e non vi è potere che possa, con l’autorità del di­ritto, imporre ad un Grande Oriente una qualsiasi direttiva: proporre, sì – imporre, no.

Ma, ad onta di questa completa libertà d’azione, vi è un concetto preciso ed immutabile cui la Mas­soneria d’ogni dove non può non inspirarsi: è il concetto programmatico di cui abbiamo fatto cenno più sopra. È pertanto evidente che, in un certo senso, il modo di operare delle diverse potenze debba avere qualche necessario punto di affinità e comunanza. Così la Massoneria in tutti i Paesi, avendo per sua meta spirituale la Fratellanza Universale,  indirizza l’attività dei fratelli verso la pratica della bontà e della virtù, tendendo a fare di ogni Massone un Uomo saggio, chiedendogli di curare la propria cultura specialmente nelle dottrine filosofiche, pretendendo da lui la fede nell’esistenza del Su­premo Creatore, quell’Uno da cui si dipana­no e a cui, alla chiusura del ciclo dell’Evo­luzione, convengono nuovamente tutte le co­se. Tale esistenza non è però un dogma, un’affermazione indiscutibile: si vuol giungere alla fede per le vie della ragione, pure rico­noscendo che la mente umana non potrà mai, in materia sovrannaturale, giungere alla si­cura, tangibile Conoscenza. Si vuole, insomma, che il Massone sia un critico, ma non un distruttore e che attraverso la critica egli giunga alla persuasione, alla visione di quel Grande Architetto dell’Universo al quale l’Umanità e tutte le cose animate e non animate devono erigere il Tempio che raccolga tutto il Vero, il Buono, il Bello, il Giusto: il Tempio della perfezione.

La Massoneria svolge dunque il proprio compito spirituale, sforzandosi di avviare e mantenere la mente dei propri adepti su questa sublime via; lo fa con insegnamenti nelle Logge,  con l’esempio dei Maestri, con la pratica delle opere buone.

Abbiamo visto quale sia il modo di opera­re della Massoneria nel campo spirituale. Vediamo ora  come operi nel campo dell’attività profana. Ci limiteremo ai due aspetti più importarti: quello politico e quello religioso, dopo avere accennato prima a qualche altro argomento che è pure interessante, come quello della benefi­cenza e quello della solidarietà.

La Massoneria pratica effettivamente e lar­gamente la beneficenza, secondo le proprie potenzialità. Dove non è ricca, si limita a soccorrere le miserie di cui viene a cono­scenza – con particolare riguardo ai vecchi, alle vedove e agli orfani, sia che trattasi di “fratelli” o famiglie di fratelli, sia che trattasi di profani. Dove è ricca – come in America – a questa carità speciale si aggiungono ben più importanti opere di bene: fondazione e funzionamento di Ospedali, borse di Studio, incremento della Scienza in ogni campo dello scibile umano. Tutto ciò non presenta alcuna speciale particolarità; la beneficenza è eser­citata solo perché è una delle estrinsecazioni della bontà, perché è suggerita dall’Amore, chiave di volta della Natura, meta dell’Umanità.

Della solidarietà diremo solo quanto basta a rettificare certe idee erronee che si sono fatte strada nel mondo profano, fino a diventare un noioso luogo comune. Aiutare  il fratello con tutte le proprie possibilità in  ogni sua giusta rivendicazione; custodirne il carattere (cioè opporsi alla calunnia che ingiustamente lo colpisca), compiere a suo favore gli atti che fossero necessari per fa­vorirlo nei migliorare onestamente le sue condizioni profane. A questi, e solo a questi casi si limita, secondo i regolamenti dell’Isti­tuzione, l’opera della solidarietà.

Esclusi quin­di col massimo rigore le raccomandazioni ingiuste, le quali si risolverebbero in danno di terzi; esclusa ogni richiesta di coinvolgimento in azioni non limpide, cosa  ritenuta colpa massonica sia a carico del richiedente che del concedente. E questo valga a chiarire in modo definitivo ciò che s’intende, in Masso­neria, per solidarietà.

 

Politica – La Massoneria non è un partito politico, perché non è composta di una così notevole massa d’uomini quale sarebbe ne­cessaria per costituire un partito. Non può affiancarsi ad alcun partito perché di esso dovrebbe dividere inevitabilmente le sorti, le quali potrebbero anche segnare sconfitte e cadute: la Massoneria, squisitamente asser­trice di verità, non può subire sconfitta. L’opera dell’Istituzione in materia politica non può che svolgersi in un campo altissimo ed impersonale; all’infuori delle competizioni, es­sa cerca di indirizzare la mente e l’azione dei fratelli e dei profani verso il culto della sana libertà, della giustizia e della pace.

Accetta nel suo seno uomini di ogni convinzione politica, purché non professino principi contrari all’etica massonica.

Fisso lo sguardo verso l’ideale della fratellanza Universale, non è nazionalista e tanto meno imperialista; l’amore di Patria è patrimonio   d’ogni massone (come di qualun­que persona retta) a titolo puramente perso­nale. Il patriottismo, contrariamente al con­vincimento di molti, è un sentimento che la Massoneria rispetta ed apprezza, ma non è tra i suoi postulati codificati, così se essa dedica le proprie forze alla lotta cruenta a pro di una causa nazionale, lo fa esclusiva­mente per il trionfo della libertà contro la tirannia e l’ingiusto dominio.

Se avversa un Governo, non lo fa per il preponderare di altri partiti d’opposizione, ma perché vede offesi – in uno o più campi – i principi della stessa libertà. È per vedere questa realizzata presso tutti i popoli, che la Massoneria lavo­ra a favore di una giusta Legislazione sociale – affinché le condizioni d’ogni uomo siano tali da toglierlo dall’abbrutimento dell’odio verso il proprio simile, per l’invidia di chi soffre verso chi gode. Ritiene che la giusti­zia trascini i singoli e le masse, con la potenza delle acque d’un gran fiume, verso la comprensione e quindi verso la Pace.

Avversa la reazione che, ostacolando la preparazione sociale, trattiene le masse popolari sul piano dell’odio; avversa altresì le incomposte bramosie destate nella mente dei semplici dai demagoghi che ingannano i popoli senza altro scopo che il conseguimento di vantaggi personali. Nell’un caso e nell’altro, le vittime sono la libertà, la fratellanza e la pace. Ecco perché la Massoneria in­segna e a mezzo dei propri fratelli pratica dove può, il rispetto al fatidico, sublime trinomio (Libertà – Uguaglianza – Fratellanza) che è tanto conosciuto, e che in sé racchiude tutte le premesse per la redenzione dell’umanità.

Religione – La Massoneria non è una religione, perciò ammette la coesistenza di ogni religione, considerando che in ogni caso viene onorato il Principio Creatore, alfa ed omega degli Universi. L’uomo nella sua veste fisica, non è che il ricettacolo di uno degli atomi spirituali in cui, senza perdere effettivamente la propria Unità, il tutto sembra frangersi per animare le Creature.  Egli porta dunque in sé la somma di ogni principio del Vero, come di ognuno degli attributi della Perfezione. Il fondamento etico della Massoneria è questo: vedere nell’Uomo solo un veicolo transeunte, senza importanza particolare, ma di sconfinato valore solo per quello che ha di Dio in .

Da questa nostra asserzione appare evi­dente il fondo tipicamente sacro della Massoneria, che si anima di quella aspira­zione naturale, cui tende l’uomo degno dl tale titolo. Non devesi credere, come vuole qualcuno, che la Massoneria sia sorta quale protesta contro il dilagare di una casta dominante;  e se talora si è dimo­strata avversa a talune forme di confessioni, lo si deve od al prepotere cui esse tendeva­no od al fatto che, in luogo dl rappresentare un mezzo di elevazione dell’uomo, costituivano in effetti una sapiente organizzazione di sfruttamento della debolezza dei più.

Concludiamo questo nostro sommario esposto riportando concetti espressi da un valoroso studioso, già ministro di Santa Romana Chiesa, Eliphas Levi (abate Louis Alphonse Costant). Egli ci ricorda come la Massoneria moderna ha preso modello dai Templari e costituisce la discendenza dei Rosa+Croce; che essa ha quali antenati gli Joanniti e per essi si ricollega a Zoroastro e ad Ermete Trismegisto; che il principio massonico è l’uguaglianza regolata dalla gerarchia e la fratellanza universale.

I Massoni sono i continuatori della scuola di Alessandria, ereditiera di tulle le Iniziazioni antiche; sono i depositari del segreti dell’Apocalisse e del Zohar. Oggetto del loro culto è la verità rappresentata dalla Luce, con tale termine intendendo anche il fluido etereo di cui tutto l’essere è cosparso nell’Universo e di cui tutte le sue parti – uomini compresi – sono penetrati.

I Massoni sono tolleranti verso tutte le Religioni e non professano che una sola stessa filosofia: cercano soltanto la Verità, insegnano soltanto la Realtà e si propongo­no di guidare progressivamente tutte le intelligenze verso la Ragione. Il fine allegorico della Massoneria è la ricostruzione del Tempio di Salomone: il fine reale è la ricostruzione dell’Unità Sociale mediante l’alleanza fra la Ragione e la Fede e il ristabilimento della gerarchia, secondo la scienza e la virtù, con l’iniziazione e le prove per gradi.

Nulla è più bello, nulla è più grande di queste idee e di queste tendenze. Se noi esaminiamo con molta obiettività quelli che sono i concetti fondamentali su cui si basa la moderna Massoneria, concetti che si possono desumere dagli “Old Char­ger” cioè “Antichi Doveri”, che costituiscono la premessa alle Costituzioni dello Massone­ria, (1717-1722), dobbiamo constatare che, per quanto concerne la religione, non fanno obbligo specifico, limitandosi a dire che “è fatto obbligo di seguire soltanto la Religione su cui tutti gli Uomini sono d’accordo: Essa consiste nell’essere buoni, sinceri, modesti, persone d’Onore, qualunque sia il Credo che li distingue”. Implicitamente esse si richia­mano alla esistenza di un DIO, e tale con­cetto è precisato affermando che “se egli (il Massone) ben comprende l’Arte non sarà mai uno stupido Ateo, né un Libertino senza Religione”.

Per quanto accettate quale base della mo­derna Massoneria, queste Costituzioni sono state discusse in questa fondamentale pre­messa per decidere se la Massoneria poteva o meno accettare uomini che non   credessero in un Essere Superiore: da un lato elementi che si ispiravano alla scuola Cartesiana sostenevano essere non soltanto superflua una fede ma addirit­tura dannosa ai fini razionali della Massoneria; altri sostennero per contro che la mancanza di fede nell’esistenza di un Ente Supremo rendesse impossibile il perfezionamento umano, disconoscendo la continuità ultraterrena della vita dell’Uomo.

Questa seconda interpretazione ricevette la quasi  totalità dei consensi onde la Masso­neria ufficiale, quella cioè che ha il ricono­scimento delle autorità massoniche internazionali, ha posto come basi immutabili della Fratellanza che “ogni Libero Muratore (Massone) deve credere nell’esistenza di Dio come Grande Architetto dell’Universo”.

Su queste basi che, lo ripetiamo, sono im­mutabili, si incentra tutta la filosofia massonica, tutto il suo ritualismo.

È questo il solo dogma, se tale può chia­marsi, che sta alla base dell’edificio masso­nico, poiché la convinzione nell’immortalità dello spirito, non ne è che un corollario.

Mutevole nel nome, secondo le credenze, questo Ente Supremo, questo Assoluto, questo Uno, Iddio, Brahma, Jahve, Allah, o comun­que lo si designi, è per il Massone dell’uno e dell’altro emisfero, il Grande Architetto dell’Universo; con tale termine tipicamente cosmico, magnificamente maestoso ed operante, la Massoneria comprende il più sacro della fede di ognuno, e così, affratellando nell’idea del divino, affratella in quella dell’umano.

Nella comprensione della discendenza dal­l’Uno, che essendo eterno rende immortali, dato che Esso è uno e non muta, prende corpo il concetto di effettiva fratellanza; e la Coscienza, il Sé. emanazione dell’Uno, rende questa fratellanza piena di doveri verso il prossimo, cosa questa di cui l’aspirante Mas­sone bisogna si compenetri se non vuole, nella sua vita massonica, essere frustrato da una disillusione che lo ferirebbe.

Ammettendo nell’Uomo una componente di­vina, la Massoneria apre ad esso delle pos­sibilità eccelse conferendogli così una dignità più alta nel concetto dell’Essere, concepito quale parte del divino di cui ogni singolo deve essere cosciente custode ed a cui ogni umano deve obbedire; per questo il concetto di Coscienza, manifestazione di un Ignoto che impera per il bene, assume tale una po­tenza che è d’uopo costruirle un altare da cui essa non regni, ma governi, e “l’uom francheggi sotto l’usbergo del sentirsi pura”.

Lasciando da parte certe etimologie piuttosto acrobatiche che vogliono far derivare il termine di Massoneria dal pitagorico Mesoiraneo (sum in medio coeli), nome del Sole che sta in mezzo al cielo, o da Masoinoof, sigla celestia, riteniamo che essa derivi verosimilmente da macio che in latino medievale signi­fica muratore o, più esattamente, tagliatore di pietre. Il riferimento all’edilizia diviene così evidente, conseguentemente logica si fa l’allegoria della “Costruzione del Tempio”, di cui abbiamo fatto cenno, così come il termine di “Libero Muratore”, equivalente a Massone, (vedremo più oltre il perché dell’aggettivo libero) che si richiama alle Corporazioni Muratorie ed a quelle di scalpellini cui tanto frequentemente si deve ricorrere nello studio degli albori della Massoneria moderna.

Sino all’inizio del 18° secolo i Massoni dei diversi paesi si riunivano in “Logge” locali, le quali. pur riconoscendo come Liberi Muratori gli adepti provenienti da altre Logge, non in­trattenevano fra di loro rapporti abituali: fu solo dopo il 1717 che, per iniziativa di quattro Logge londinesi costituitesi in sodalizio, fu­rono gettate le basi di quella che doveva divenire l’attuale Fratellanza Universale. (“Costituzioni” di Anderson)

Quale sia l’altissima finalità contemplata dalla Massoneria lo sappiamo e perciò ci è agevole comprendere come essa trascenda dalle competizioni cosiddette di partito ed aborra le forme rigide e preconcette; la Mas­soneria, infatti, potrà salire all’Areopago ma mai discendere nell’Agognale.

I principi della  dottrina massonica, affer­mati, riaffermati e ripetuti in mille modi per tutti coloro che vogliono sentire, dichiarati “definitivi ed immutabili”, sono espliciti; in una forma lapidaria sono consegnati alle due formule: L. U. F. (Libertà, Uguaglianza, Fratellanza) e T. U. P. (Tolleranza, Unione. Pro­sperità).

Il cominciamento della  vita massonica è segnato da una “iniziazione” ove col clas­sico rito del calice di Acqua Letèa si adom­bra la necessità di scordare quanto appartiene al passato: fra l’altro antagonismi, avversioni, livori. Segue la “Morte Iniziatica”, dalla quale  nasce l’”Angelica Farfalla”, “l’Innocente”, (non nocente), l’”Uomo Nuovo”….

Ma basta! Vi è già tanto per comprendere quale eletto in potenza sia il Massone; e che questa sua virtù gli venga conferita da un Sinedrio o da un altro, proprio non importa; quel che conta  è che abbia queste virtù, e prima fra tutte quella di sapere scendere profondamente nel proprio io, esaminarlo, migliorarlo; con ciò saprà incrementare la volontà di perfezionarsi, vedrà quanto è assurdo giudicare severamente gli errori altrui quando si è tanto tolleranti per i propri ; saprà vedere e coltivare le facoltà misteriose che sono insite in lui, e divenire così, l’ ”Uo­mo Nuovo”  il “Partecipante ai Due Piani”.

Questo è interessante, questo è necessario. Che poi egli nutra delle preferenze per un aggruppamento anziché per un altro, proprio non importa a noi Massoni, quello che ci preme è che egli sia un Massone, sia un Vero Massone. Null’altro.

            Se egli è veramente tale lo riconosceremo sempre.

Nella pratica sanno bene i Massoni quale sia la sensazione che essi provano quando si incontrano con un Fratello; non è la que­stione di “Sponda”, (raggruppamento) che in­fluisce, è la sua qualità dl Massone. Quale è questa “sensazione”, che chiamerei volen­tieri fremito di gioia, da cui sono pervase due persone che, incontrandosi, ai ricono­scono per Massoni?

Ecco, avviene qualcosa di molto simile a quel che accade a due connazionali che si ignorano e si incontrano in terra straniera: è generalmente “emblema convenzionale udibile”, cioè la lingua, o l’accento che li fa riconoscere, ed allora il più di quella riser­vatezza di cui sono vestiti si dissolve, l’espressione si distende e si apre ad un sor­riso di gioia ad accrescere il quale val­gono i ricordi della dolce terra lontana.

Due Massoni si incontrano nel mondo Profano? Uno degli emblemi convenzionali,- udibile, visibile o sensibile –  li fa riconoscere senza indugio, ed allora il velo del formalismo materiale cade di colpo, e se non è l’abbraccio fraterno che li avvince, sarà la rinnovata stretta di mano che afferma la comunanza di Ideali, che manifesta l’infinita gioia di   ritrovarsi, essi, entrambi artefici della Grande Opera!  E non sarà né razza, né credenza, né nazionalità, né tantomeno, opinione politica che attenuerà la gioia del loro incontro!

Se la Massoneria dovesse essere considerata soltanto quale un mezzo per interve­nire nella vita sociale secondo una determi­nata direzione, seguente un “ordine di scu­deria”, il frazionamento dei Massoni dello stesso Paese in nuclei distinti potrebbe costi­tuire pregiudizio alla riuscita di una azione; ma siccome la Massoneria,  come abbiamo cercato di spiegare, ha dei fini di ben altra portata, questo frazionamento, se pur lascia insoddisfatti i più amorevoli, non ostacola l’ascesa perfettiva che deve compiere il sin­golo.

Quando poi, procedendo nell’arduo sentiero di Luce, si sarà affermata e stabilizzata la retta coscienza, dobbiamo riconoscere ad ognuno il diritto di scegliere, per l’espansione del luminoso concetto e per il suo sviluppo nel campo dello Collettività, quell’orientamento pratico che riterrà più rispondente alla propria sistemazione mentale.

La sorgente è unica, lo abbiamo visto; fattosi rivoletto potrà ramificarsi, ma non per questo le sue acque perderanno della loro virtù ristoratrice e riconfortante!

A chi si apre la Massoneria

Esaminato sotto vari punti di vista il com­plesso quadro delle idealità e della pratica massonica, vediamo ora a chi si apre la Massoneria.

Prima di lutto vi è la questione dell’età; salvo casi particolari alle porte di un Tempio Massonico possono bussare soltanto uomini che abbiano raggiunto il 21° anno di età; per quanto la Massoneria non “recluti” i suoi Adepti, ma soltanto accolga anime assetate di bene e desiderose di credere nell’avvenire della società, appunto per questo esige che esse si siano convenientemente sviluppate, siano in grado di comprendere e di discer­nere; non degli ingenui, degli inesperti, dei deboli da attrarre incoscientemente Essa in­tende accogliere uomini che già siano tali e che abbiano la nozione delle loro responsabilità.

Età a parte, gli antichi Codici, con espres­sione conservata nei moderni Rituali, dicono che le porte del Tempio Massonico si apro­no all’uomo “libero e di buoni costumi”. Per libero si intende: mondo di pregiudizi volgari, non legato a particolari interessi morali o materiali che lo possano privare della completa libertà, non schiavo di influen­ze perniciose o di nefaste superstizioni, che rappresenterebbero dei gioghi tali da osta­colare lo sviluppo della Ragione. È questo un concetto fondamentale che troviamo ripreso e mantenuto nei termine “Libero Mu­ratore” od anche “Franco Muratore”, equi­valenti a “Massone”, ma nel precisato senso di Costruttore indipendente non astretto da dogmi e completamente libero della propria ragione. Infatti la Massoneria non vuole che l’Adepto ciecamente creda; vuole che esso conosca, che sappia, che sia convinto, al che sarebbero di ostacolo tutti i preconcetti che si oppongono al formarsi di una convinzione.

            Di “buoni costumi”, in quanto è necessario che vizi particolari non abbiano preso un evidente sopravvento sulla sua natura, tanto da farlo considerare individuo che va trattato con una certa circospezione, nel qual caso renderebbe impossibile l’attuazione di quella pratica fraterna che è posta alla base della Massoneria.

0ltre queste due condizioni di ordine pre­valentemente psichico, a stretto rigore, nes­suna altra è da ritenersi indispensabile per l’accettazione di un Profano.

Peraltro, bene esaminando il concetto massonico –  ed a ciò basta quanto da noi già detto —  diviene evidente che la possibilità di formarsi del Massone è condizionata ad un concetto filosofico fondamentale. La Masso­neria, infatti, incentra tutto il proprio rituale e le proprie dottrine sulla esistenza di quel che essa chiama il Grande Architetto dell’Universo, formula comprensiva che allude a quel Sommo Artefice cui, secondo le pre­ferenze, sono stati attribuiti nomi diversi, ma che in sostanza  non indicano che la stessa Potenza Unica, quella Potenza cui  sono dovute le leggi del Cosmo e della Vita. Espliciti nel confronti di tale credenza sono tutti i Codici massonici anteriori al 1717; lo è meno, come abbiamo visto, quello fondamentale della Massoneria moderna (1717), per ritornare poi esplicito, anzi tassativo, in quei Landmarks (pietre di confine) che tanto frequentemente vengono richiamati. Il che vale a dire che, mancando il concetto del divino,  la Massoneria resterebbe talmente mutilata da non potere sopravvivere.

E questa è la nostra convinzione. Infatti la “ricerca di Dio e delle sue leggi – queste sono parole di un vecchio Massone – costituisce la ragion prima, la ragion basica, della Massoneria”, e l’Iniziato procede a questa ricerca poiché è da essa che scaturiscono evidenti le Verità fonda­mentali che l’Ordine propugna. È per questo che la classica Massoneria poneva al Candidato la domanda: Che cosa dovete a Dio? e ad essa, il Venerando Massone di cui sopra, a suo tempo rispose: “A Dio devo la gratitudine per avermi dato un’anima capace di cercarlo”.

Venerando Massone di cui sopra, a suo tempo rispose: “A Dio devo la gratitudine per avermi dato un’anima capace di cercarlo”.

Abbiamo in un certo modo insistito su questo punto perché intendiamo chiarire il concetto massonico, sfatare molte ingiuste affermazioni, provvedere a precisare alcune deformazioni che si sono introdotte in certe Famiglie per le quali la necessità di combattere un prepotere della Chiesa ha provocato l’assurdo scivolamento alla negazione del Principio. E vi abbiamo insistito perché è bene che su ciò si soffermi l’attenzione dell’aspirante Massone, qualora egli fosse – pur essendo libero e di buoni costumi – talmente permeato di materialismo integrale da dubitare dell’esistenza di un Supremo Crea­tore e Coordinatore.

Non per questo le porte del Tempio gli sarebbero precluse, ma certo difficile, se non impossibile, gli sarebbe il procedere oltre nell’ascesa rituale; peraltro è probabile – ed è per questo che l’accesso al Tempio gli è consentito – che, soffermatosi al primo gra­dino, invitato a compiere la prima introspezione spirituale, posto innanzi a constatazioni evidenti, posto di fronte al formidabile inter­rogativo del perché della Vita e del cosa sia la Morte, sia la sua stessa ragione ad inter­venire e trasformare il negatore in assertore permettendogli così di procedere, conscio della utilità del processo, al proprio perfezionamento; ma è bene che l’aspirante sappia sin d’ora che una siffatta forma mentis non potrà che ritardare il suo divenire.

Come si diventa Massoni

Rispondere all’interrogativo concernente il possibile divenire Massone, più che essere cosa non facile potrebbe dirsi impossibile poiché, così come giustamente è stato affermato da diversi Autori, Massoni si nasce, non lo si diventa.

Occorre che il germe esista in potenza perché la vita possa nascere, la natura dare i suoi frutti; la Massoneria è come l’arte: artisti si nasce, non lo si diventa. Il culto del Bello, la misura delle forme, l’armonia delle pro­porzioni e dei colori, si apprende, ma ciò giova solo a chi ha l’anima dell’artista, a chi sente l’Arte; e la Massoneria è proprio un’Arte, è l’Arte Reale, l’Arte  per eccellenza, quella del perfezionamento individuale, quella della tramutazione dell’Io, intrinseco, greggio, rigido, in un Io dilatato, plastico e levigato, che, come tale, scompare confondendosi nell’Io  collettivo nel Sé dell’Essere.

Arte,  Arte divina e difficile, che anima il processo evolutivo del singolo che è giunto ai superamento del periodo di cecità, che è  assurto a quel grado di saggezza che gli permette di porsi la terza delle domande filosofiche: dove andiamo?

Quale sia il faro dove ci si deve dirigere, ci viene indicato dalla voce della Coscienza liberata dai pesanti bagagli della vita materiale; ma se a tutti lo dice la Coscienza non di tutti è la Volontà di ascoltare questa voce: e per giungere ad essere un buon Massone occorre sentire prepotente il desi­derio di una disciplina idealistica capace di irrobustire la propria personalità, di elevare il proprio spirito oltre e più in alto dei tetti delle case che chiudono i nostri egoismi, le piccole paure, le piccole speranze degli uo­mini, occorre dunque della Volontà.

Si può essere Massoni soltanto se si è sorretti da una dignità autocosciente, da una volontà ferma di voler conoscere, approfon­dire, capaci di svincolarsi dal pregiudizio che, il più delle volte, è falso e sempre irra­zionale. Occorre avere una coscienza che senta il bisogno di estrinsecarsi, occorre avversare il male, sentire il tragico compianto per tutte le cose sfruttate dal male, occorre sentirsi liberi da servitù, superstizioni, intolleranze, ipocrisie.

Una antica leggenda Massonica vuole che il Libero Muratore si allacci alla stirpe cai­nita, che è quella dei lavoratori solerti e gene­rosi; si tratta di una discendenza dai prodi Cavalieri del Vero e del Giusto, e l’esser prodi non è da tutti!

Sei tu di quella stirpe di Uomini cui spetta “Possessio mondana”?

Ho detto a Te Profano, Aspirante Masso­ne o no, quanto basta per farti comprendere cosa sia la Massoneria?

Ho detto quanto basta per demolire le panzane che una ostilità tanto interessata quanto volgare ha intessuto partendo da ignobili menzogne, diffamando bassamente, travisando intenzionalmente, lasciando ovunque le evidenti tracce dello propria bava velenosa?

Ho detto quanto basta all’onesto per giudicare?

Non lo so, ma so soltanto di aver detto le verità, di aver parlato da Massone e perciò da onesto, senza secondi fini, senza inte­resse, guidato solo da quella fiamma che illumina la mia Coscienza, che fa Luce sul vero, mosso da quella Dignità che non ammette menzogne, che non illude nessuno.

Sono un Massone, ho dei Fratelli Masso­ni; quando le vicende della vita mi percuo­tono, mi avviliscono, mi stancano, mi rifugio nella mia Loggia: in essa mi ritempro con  anime con le quali mi sento fuso ed alle quali mi apro; quando sono in Loggia mi sento fuori del turbine affannoso; i miei Fra­telli sono vicini a me e sono in me; la loro energia mi rianima; mi sento avvolto da una carezza riconfortante e quando torno alta vita penso che – malgrado tutto – essa me­rita di essere vissuta.

 

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