LA PRIMAVERA DELLA MASSONERIA

    LA PRIMAVERA DELLA MASSONERIA

    Allocuzione del Venerabilissimo Gran Maestro

 Fr.·. Gustavo Raffi

    Autorità, Fratelli, Gentili Ospiti,

    Benvenuti alla Gran Loggia del 2000, che abbiamo titolato “La primavera della Massoneria”, per sottolineare la svolta irreversibile operata dal Grande Oriente d’italia, per riassumere il proprio ruolo culturale e pedagogico di laboratorio del nuovo Umanesimo. Il Grande Oriente può così essere agente della trasformazione sociale e stimolo per la crescita delle coscienze, perché l’Uomo possa superare il senso di separatezza e raggiungere il sentimento di armonia, unità e appartenenza all’Umanità.

    Oggi abbiamo spalancato le porte del Tempio e ciò simboleggia la volontà dei Liberi Muratori di partecipare con impegno alla società e offrire il loro contributo ideale, etico e culturale con la determinazione di confrontarsi sui grandi temi che travagliano la società e attengono, in particolare, alla libertà e alla dignità dell’Uomo.

    Il nostro modo di essere deriva dai lavori iniziatici nelle Logge, ma non possiamo chiuderci in uno splendido isolamento. Tale chiusura per troppo tempo ha reso sterile la nostra scuola di pensiero ed il nostro lavoro nel mondo, perché lo abbiamo circoscritto al circuito interno. Le nostre intuizioni, le nostre elaborazioni, i nostri progetti invece di arricchire l’Umanità, sono rimasti esclusivo patrimonio degli iscritti, archiviati nelle nostre coscienze.

    Per questo dobbiamo far sì che i nostri valori siano posti all’interno del vivere civile per contribuire al benessere dell’Uomo.

    I valori di Libertà, Fratellanza, Uguaglianza, il principio di Tolleranza, che esprimiamo, sono si eterni, ma siamo chiamati a storicizzarli, cioè a renderne attuale l’applicazione in un momento cruciale per l’Umanità, rivolgendoci sempre verso il nuovo e dismettendo per sempre le vesti delle vedove piangenti.

    Lo scenario mondiale desta profonde inquietudini. Il tramonto delle grandi ideologie sociali ed il crollo dei blocchi sovranazionali, il venir meno dello scontro fra potenze contrapposte, capitalismo contro comunismo, est contro ovest, fenomeni emersi contemporaneamente, avevano fatto balenare l’ipotesi di un nuovo ordine imperniato sui fraterni rapporti fra i popoli e gli uomini. Tuttavia, l’illusione si è frantumata in breve tempo.

    La violenza esplosa, tradottasi nella tragedia delle pulizie etniche, nei genocidi del continente africano e asiatico, nel terrorismo dei fondamentalismi religiosi, nell’ossessione nazionalista delle identità pure, denota, per contro, un malessere profondo, che ha radici collettive ed individuali.

    Assistiamo melanconicamente alla crisi della civiltà umanistica, scavalcata dagli eventi e respinta nel passato.

    Avvertiamo l’aberrante rimpianto della precedente Era in cui gli imperi, secondo le logiche di potenza, dominavano e controllavano Paesi e popoli, reprimendo in determinate aree del globo le libertà, ma inibendo gli eccessi del presente. Da caparbi illuministi, come sottolinea lo scrittore Claudio Magris, dobbiamo attenderci che questa ossessione prima di svanire sparga ancora molte rovine, prima che il fiume porti al mare i cadaveri dei nuovi barbari.

    Tuttavia, dobbiamo tentare di capire il fenomeno nella sua complessità, nelle sue sfumature, nelle sue aberrazioni, nei suoi motivi, prima di ipotizzare i rimedi.

    In primo luogo è indispensabile individuare le linee di tendenza con le quali l’etica sociale del mondo civile dovrà a lungo fronteggiarsi.

    La crisi irreversibile delle ideologie ha prodotto una sorta di società senza valori, sottratta a principi etici generali, dominata dal contingente, per di più sbilanciata sui fattori economici, per non dire del tutto imperniata sulle leggi di mercato, ma di certo espropriata di qualsiasi tensione escatologica.

    Il crollo del modello collettivista non denuncia il fallimento delle istanze ideali di una particolare concezione dell’Uomo e della società, ma l’incapacità totale ad essere concorrenziali al modello di sviluppo economico antagonista.

    Non le istanze di libertà, ma le leggi del mercato ne hanno determinato la sconfitta.

    La tendenza a concepire la società nell’ottica delle mere regole dell’economia, senza il respiro di una visione del mondo incentrata sull’Uomo e a misura d’Uomo, per quello che lo stesso rappresenta anche in chiave spirituale, è oltremodo pericolosa, soprattutto per le società occidentali di tipo capitalista che, in precedenza, nel corso del loro sviluppo storico, hanno tratto dalla contrapposizione con altre culture ed ideologie – rigettabili nel loro insieme, ma pure sempre portatrici di valori ed aspirazioni insopprimibili per l’Umanità – motivo e stimolo per una continua evoluzione delle proprie basi etiche e dei principi di convivenza sociale.

    Poiché questa spinta rivoluzionaria del capitalismo e per esso delle società occidentali, fondate e organizzate nel sistema di mercato, traeva forza vitale anche dalle antitesi ideologiche, che sistemi e moduli di pensiero le ponevano, dissolte le antitesi, risulta evidente l’esaurimento della capacità creativa di nuove sintesi.

    I valori di solidarietà sembrano aver cessato di ispirare e guidare l’azione dei singoli e delle comunità, piegati come sono all’esigenza di allinearsi ai parametri economici, sia a livello individuale che collettivo.

    Si constata, invece, l’arroganza dell’Occidente ricco, dei controllori del mercato, dei pochi che mirano ad affermare e ad estendere la propria influenza e il proprio potere, senza rapportare le proprie ragioni a quelle degli uomini e dei popoli, che hanno bisogni, desideri, sogni, utopie.

    Il mercato non ha un’anima, esprime logiche di espansione, di esclusione dalle risorse e dalla loro utilizzazione, discrimina uomini e popoli, perché il divario, nello spartiacque del mercato, è destinato a lievitare. Ed il fenomeno postula che le comunità, Stati e popoli ricchi, diventino sempre più opulenti, mentre, per converso, quelli poveri divengano sempre più poveri.

    All’interno delle collettività si riproduce lo stesso modulo ai danni dell’individuo e ciò genera ancora nuove forme di povertà, discriminazione ed emarginazione.

    Questa condizione produce certamente una miscela esplosiva.

    Quando si rende impossibile la convivenza pacifica fra le diversità, anche culturali, nello spirito di un reciproco arricchimento, aumentano anche le distanze economiche e sociali e si innescano i meccanismi della rivolta.

    Il “villaggio globale” non può, infatti, rimanere tale solo per la circolazione delle merci e per i movimenti di capitale, rifiutando di assurgere a “villaggio comune” di tutti i Popoli, fondato sul vincolo di comunità.

    Per far sì che la reazione rifugga dal delirio particolarista dei nazionalismi, dell’etnie e del fanatismo religioso e riapprodi alle logiche degli ideali di Fratellanza, Solidarietà, Libertà, che sembrano ciclicamente tramontati, occorre dar corpo ad un progetto di una società migliore, che si incentri sull’Uomo nella sua autonomia, muovendo dal principio regolatore della convivenza, fondato sulla Tolleranza.

    Un esempio: anche nel nostro Paese assistiamo a fenomeni migratori di portata biblica.

    Con ogni mezzo, a rischio della vita, dalle aree più povere del globo, uomini, donne e bambini cercano nuove patrie.

    Che ci piaccia o meno la nostra società è già oggi multietnica, multiconfessionale, multirazziale.

    Ciò suscita reazioni che si manifestano nell’emarginazione sociale e/o culturale, in quanto lo straniero viene vissuto come minaccia (al proprio lavoro, alla propria sicurezza, alla propria identità).

    La Libera Muratoria, attualizzando il principio della Tolleranza, si fa, invece, portatrice di un messaggio al contempo tradizionale e nuovo: quello del rispetto e della promozione della diversità, della conoscenza dell’altro e della eguaglianza dei diritti, accompagnati dalla consapevole accettazione dei doveri che il vivere insieme impone a tutti, senza eccezione.

    Questo presuppone un’azione pedagogica, che è il compito primo di ogni Massone, la cui opera deve essere mirata a creare cultura e non solo a trasmetterla.

    Il compito del Libero Muratore non è quello di comunicare certezze, ma di educare gli uomini ad affrontare situazioni nuove applicando principi perenni, a ricercare se stessi negli altri, invece di pretendere di fare di essi i simulacri di sé.

    La diversità, il rispetto di ogni diversità, è uno dei principi cardine del nostro modo di rapportarci al Mondo.

    Il confine simbolico di demarcazione che i gruppi umani hanno sempre tracciato per mantenersi separati, nella prospettiva massonica assume un significato opposto di luogo di incontro, di contatto, di comunicazione. In quest’ottica possiamo affermare che il Libero Muratore ha un intrinseca vocazione ad essere ponte, a ricercare negli Uomini quegli elementi comuni atti ad unirli, anziché enfatizzare le loro differenze storiche, culturali, razziali.

    Ciò è naturale conseguenza del primato che noi attribuiamo alla persona umana, alla sua dignità ed alla sua libertà, e alla consapevolezza che la vita umana è l’eterno trascendere del soggetto nell’alterità: è, anzi, l’eterno creare l’alterità.

    Il primo passo che si deve compiere è quello di riconoscere l’eguaglianza dei diversi, perché è soltanto tra soggetti diversi, consapevoli della propria ed altrui singolarità, ma altrettanto coscienti della rispettiva eguaglianza, che si può costruire un nuovo tipo di solidarietà, un sistema aperto, esprimendo un’idea di Umanità immune da retorica.

    Essa, secondo Cari Schmitt, il grande filosofo e giurista tedesco, è l’inafferrabile specchio dell’unico mondo nel quale si possa ancora abitare: una terra dai molteplici volti, mai ricomponibili in Uno, la cui “anima”, tuttavia, ogni paesaggio, ogni lingua, ogni cultura singolarmente custodisce e rivela, rispecchiandola in sé.

    Nella società civile, la scuola d’obbligo può e deve adempiere una funzione primaria al riguardo, in quanto è il luogo ove si formano eticamente, culturalmente i cittadini del domani.

    Per questo, non può che essere pubblica, vale a dire informata ai valori della laicità e, pertanto, atta a promuovere la capacità critica del discente. Scuola pubblica significa pluralismo culturale, non essere espropriati della propria identità culturale e/o religiosa, garantire l’assunzione del personale docente attraverso concorsi e non per nomina, senza discriminazioni politiche e/o religiose, assicurare programmi e standards educativi comuni sul territorio: scuola pubblica non è necessariamente quella statale, ma è scuola che risponde a tali requisiti.

    Per contro, se, in luogo dell’integrazione, verrà affermato il principio della separazione, si addiverrà alla istituzione delle scuole dei cattolici, degli ebrei, dei musulmani, dei poveri e dei ricchi, con l’effetto aberrante di minare irreparabilmente il tessuto sociale. E ciò impedirà ogni percorso di coesistenza fra diversi, col risultato devastante di scatenare fenomeni di razzismo e di xenofobia.

    In riferimento a questo scenario è necessario operare una profonda modificazione del sociale- al quale può concorrere anche la Massoneria- che possa portare al superamento di quelle condizioni che conducono alla povertà, all’emarginazione e alla discriminazione.

    Questo obiettivo, non può essere raggiunto solo con meri mezzi di ingegneria sociale e istituzionale, che sono certamente utili, ma con un ampio rivolgimento culturale, etico e spirituale che possa permettere di raggiungere un’elevata qualità della vita per tutti gli uomini, sia del vecchio sia del nuovo mondo.

    Sono quindi le condizioni al contorno e i fondamenti del vivere sociale e civile che devono essere agitati da una rivoluzione etica e culturale che si fonda su una visione laica dell’Uomo e del Mondo.

    La visione laica non va giudicata nè come un depauperamento dell’Uomo nè come una negazione dei valori: al contrario, essa connota una cultura che permette ad ogni Uomo di realizzarsi in conformità alle proprie attitudini e determinazioni, di essere libero da vincoli e da dogmi, di rispettare e promuovere le diversità.

    La cultura laica è quella che consente la libera espressione di tutte le opinioni, le concezioni culturali ed etiche e le fedi religiose con un libero confronto tra di esse nel comune obiettivo di crescita e di rispetto.

    Occorre, quindi, riaffermare la laicità dello Stato, principio che, benché sancito dalla Costituzione repubblicana e definito irrinunciabile dalla Corte Costituzionale, viene di fatto violato, attraverso espedienti che ne aggirano le disposizioni.

    I Massoni, ispiratori della cultura laica, sostengono e difendono l’autonomia delle istituzioni pubbliche e della società civile. I Liberi Muratori, respingendo logiche di assimilazione e visioni monoculturali, affermano l’eguaglianza nella diversità ed il rispetto reciproco fra le varie componenti della società.

    Lo Stato laico deve, pertanto, essere neutrale nei confronti di tutte le correnti di pensiero, politiche, religiose, filosofiche e sociologiche, che si manifestano nel Paese, tutelandole tutte, con il solo limite del rispetto delle leggi e delle libertà democratiche.

    Alla libertà di pensiero è affiancata la libertà di religione. Il credo religioso, che è l’espressione dell’anelito trascendente dell’Uomo, appartiene alla sfera del privato e per questo ogni Uomo deve essere libero di sceglierlo e di professarlo senza coercizioni o limitazioni di alcun tipo. Al contempo, però, la libertà di religione non va strumentalizzata per fare prevalere il proprio credo a svantaggio di quello altrui.

    Nell’ottica laica, allora, la religione deve essere collocata nella sua giusta dimensione di scelta di coscienza, nei limiti segnati dalla libertà individuale. Per questo, le istituzioni religiose debbono svolgere solo il loro compito spirituale e non sono legittimare ad interferire in alcun modo con la vita pubblica e con le strutture istituzionali e dello Stato che, come tali, non debbono subire alcuna pressione e limitazione così da poter svolgere il loro ruolo di baluardo delle libertà di tutti: lo Stato è quindi il garante delle libertà di religione. Lo Stato laico è garanzia della pace religiosa.

    A questo proposito, si deve rilevare che nel nostro Paese è in atto una grave involuzione, sfuggita ai mass media, che vulnera il principio della libertà, per introdurre una forma di pluralismo confessionale, dopo la riforma concordataria.

    Questo processo è in atto e si realizza attraverso il regime delle intese tra Stato e Chiese. Le intese fino ad ora realizzate sono otto, i valdesi, comunità ebraica, avventisti, luterani, pentecostali, buddhisti, testimoni di Geova.

    Quella con i musulmani è in via di conclusione.

    Questo regime conferisce allo Stato una sorta di arbitrio in quanto demanda alla discrezionalità del potere la facoltà di riconoscere alcune religioni, discriminandone altre, tanto più che a tali accordi conseguono soprattutto benefici economici, rappresentati dall’accesso o meno ai finanziamenti pubblici (otto per mille).

    La governabilità delle dinamiche del pluralismo confessionale, introdotte dalla costituzionalizzazione del Concordato, ha messo in moto un meccanismo perverso, in quanto, se non si addiviene alla abrogazione- che noi Massoni invochiamo- dell’art. 7 della Costituzione, non si può negare ad altro ciò che è stato concesso ad alcuno.

    In pratica, queste intese sono destinate a favorire alcuni gruppi, assecondandone certi particolarismi, con l’effetto di incentivare, in luogo dell’integrazione, la separatezza e l’incomunicabilità.

    Coerentemente, i Liberi Muratori non consentono ad alcuno di invocare la propria fede religiosa o in nome della stessa di chiamare a raccolta e all’azione i fedeli, per imporre alla collettività scelte etiche che attengono e devono riguardare esclusivamente la sfera intima del credente: scelte del tutto rispettabili, a livello personale, ma che non possono tradursi in strumento per condizionare il potere legislativo e coartare le coscienze altrui, codificando soluzioni non condivise.

    Tentativi di siffatta ingerenza si registrano quotidianamente in materia di diritti di famiglia, scuola, diritti civili, come testimoniano le prese di posizione sull’aborto, sulle unioni di fatto e nel campo della bioetica, nonostante sia pacifico che nessuna norma ha il potere di costringere il credente ad avvalersi di disposizioni che contrastano con la sua coscienza.

    Il problema fondamentale che si ripropone riguarda, quindi, la scelta tra una normativa pesante, ideologica, costrittiva, imposta dalla dittatura delle maggioranze e una legislazione leggera, non ideologica, molto trasparente che lasci ampi spazi alla libertà individuale, in una società in continua evoluzione.

    La visione massonica ritiene che l’Uomo e l’Umanità debbano sempre rivolgere il loro sguardo al futuro in vista di un miglioramento individuale e delle condizioni sociali e culturali. E’ indubbio che questo progresso non si identifica con quello scientifico e tecnologico, ma è fuori discussione che scienza e tecnologia hanno sempre fornito e forniscono un grande contributo per migliorare le condizioni concrete dei singoli e delle collettività. L’avanzamento della scienza è una delle espressioni più elevate dello spirito umano e al contempo è un fattore che allevia l’Uomo dalla fatica, dal dolore e dalle difficoltà di approvvigionamento dei mezzi di sussistenza, e migliora le generali condizioni della qualità della vita.

    Naturalmente, scienza e tecnologia devono essere rivolte al benessere dell’Uomo, per questo le collettività devono prestare attenzione ai risultati della scienza e alle sue applicazioni tecnologiche, ma ciò non significa in alcun modo limitare la libertà della ricerca scientifica; quest’ultima deve operare nella massima libertà, e sono invece le sue possibili applicazioni che possono essere oggetto di valutazione etica.

    La libertà della scienza è parte della più ampia libertà di pensiero che deve sempre essere salvaguardata e difesa perché se essa viene meno, viene meno anche la libertà individuale che è il fondamento del vivere civile. Ci augurianio che nel futuro non vi siano più scomuniche nè roghi. Purtroppo ancora oggi dobbiamo rilevare, anche da parte di coloro che professano un pentimento per il passato, atteggiamenti intolleranti e di parte verso gli avanzamenti della scienza e le possibili applicazioni benefiche da parte dell’Uomo.

    E’ in quest’ottica che si sono mosse le campagne ideologiche contro la fecondazione artificiale, il trattamento dei malati terminali, l’ingegneria genetica applicata agli embrioni umani portatori di patologie e, in generale, le biotecnologie.

    Noi Massoni riteniamo che il progresso della scienza e le sue conquiste non debbano essere giudicati in base a pregiudizi o ad idee preconcette di natura etica, filosofica o religiosa, ma solo nel loro significato di espressione del pensiero umano e in vista delle possibilità intrinseche di apportare un beneficio all’Uomo. Se pensiamo, per esempio alla fecondazione artificiale omologa od eterologa possiamo forse ritenere di condannarla per il solo fatto che non collima con l’interpretazione di alcuni testi religiosi od invece dobbiamo valutare la sua positività per il superamento di angoscianti condizioni psicologiche ed esistenziali quali sono quelle della sterilità? Non abbiamo alcuna autorità che ci può permettere di negare ad una coppia il desiderio di generare un figlio nel caso in cui ciò non possa avvenire per via naturale mentre lo è con l’ausilio di tecniche offerte dalla scienza.

    In senso più ampio si devono valutare le ricerche nel campo della genetica umana e della mappatura del genoma dell’uomo. Al di là di fantasiosi timori e di mostri faustiani, è indubbio che più avanzerà la conoscenza genetica della natura umana, più avremo la possibilità di migliorare la qualità della vita ed il benessere psicofisico dell’Uomo. Se pensiamo, poi, che i ricercatori hanno individuato ad oggi ottomila patologie genetiche, incluse quelle relative all’embrione o al feto (basta ricordare la sindrome di Down, il morbo di Alzheimer o quello di Parkinson), per lo stesso bene dell’Uomo non possiamo di certo porre limiti alla ricerca scientifica. Al contrario, dobbiamo operare per potenziarla.

    Nel futuro prossimo- tre giorni addietro si ipotizzava il 2001, ma forse già oggi il traguardo è stato raggiunto dal ricercatore americano Craig Venter- arriverà a conclusione il Progetto Genoma e allora sarà possibile leggere il grande libro della vita e scoprire, attraverso la lettura completa del codice genetico le chances di vita di un essere umano. Ad esempio, potrà individuarsi se un nascituro è portatore di un gene difettoso; se nascerà e sarà inizialmente normale; se, ad una determinata età, sarà colpito da una malattia degenerativa che lo costringerà a vivere in carrozzella o a morire.

    Chi aiuterà la madre a capire e scegliere se abortire o no?

    Se, e come potrà decidere sul valore di una vita in gran parte privata della sua qualità? E se il bambino nascerà, come si potrà evitare che le informazioni sulle sue condizioni di salute possano essere divulgate e divenire uno strumento di discriminazione? Quando sarà adulto, quale datore di lavoro sarà disposto ad assumerlo? Quale assicurazione garantirà il rischio della sua vita? Quale donna sarà disposta a condividere la sua vita con lui?

    Se si accerta che un gene è malato, e lo stesso può essere sostituito con il trapianto di un gene sano, quali ragioni ostano ad un intervento terapeutico, che impieghi l’ingegneria generica ristabilendo la condizione normale di vita?

    Certo tale soluzione, che nasce dalla conoscenza del genoma umano, può essere pericolosa per gli scenari che apre, ma possiamo escludere in nuce tale tipo di intervento?

    Sono tutti interrogativi ai quali urge una risposta seria, preceduta da un ampio dibattito, scevro da condizionamenti, mirato ad affermare il diritto ad una vita compiuta.

    Un’analoga riflessione può essere fatta sulle biotecnologie e sui prodotti alimentari transgenici che possono rivelarsi fondamentali per il superamento della fame nel mondo.

    Tuttavia, in generale, è certo che se, da un lato, non possiamo in alcun modo limitare la scienza, allo stesso tempo, non dobbiamo neanche sopravvalutarla a danno di altre dimensioni dell’Uomo come quella culturale e spirituale, né dobbiamo accettare supinamente e acriticamente i risultati scientifici e le applicazioni tecnologiche: per questo, sono fondamentali le riflessioni di bioetica che, tuttavia, debbono avere l’obiettivo di valutare i risultati della scienza e della relativa tecnologia solo in riferimento al possibile benessere dell’Uomo e non all’adeguatezza o meno a dogmi di qualsiasi natura essi siano.

    V’è quindi, in generale, un ampio bisogno di etica che non attiene certo solo al campo delle scoperte scientifiche, ma a quello dell’economia della politica e dell’intero vivere sociale e delle relazioni interpersonali.

    In questa ottica, dobbiamo ormai confrontare un modello tradizionale di famiglia con un altro nuovo, nel quale maternità e paternità sono espressione di un’etica diversa, l’etica della responsabilità: si può essere genitori perché si decide di amare, perché si decide di assumersi una responsabilità, pur senza avere alcun rapporto genetico con il bambino, che avrà la sua felicità per il solo fatto di vivere con un padre e una madre.

    Esiste un progetto già attuato legislativamente ed è riconducibile all’adozione; perché non può esistere un analogo progetto, che si sviluppa attraverso altre metodologie (quelle della donazione di ovociti, quelle della donazione di seme)?

    Questi differenti concetti di genitorialità credo debbano essere tenuti in conto e in termini più generali occorrerà trovare una norma che consenta di accettare concetti così diversi.

    Se, da un lato, quindi, appare fondamentale conservare o storicizzare valori eterni, come quello della Libertà, della Tolleranza e della Solidarietà, dall’altro, dobbiamo rivolgere il nostro sguardo a nuovi valori che siano consoni alle attuali e future condizioni del singolo, dei rapporti interpersonali e familiari, delle relazioni tra i gruppi sociali e tra le diverse collettività umane.

    Noi Massoni riteniamo che vi sia la necessità di addivenire ad una nuova etica che sia espressione della libertà e della dignità dell’Uomo e una nuova etica che garantisca nel modo più ampio questa libertà, che sia a misura d’Uomo e che promuova la fratellanza nella diversità e non l’egoismo e l’individualismo sfrenato dei singoli o dei gruppi, siano essi etnici, culturali, sociali o religiosi.

    Una nuova etica che guidi l’Umanità nel nuovo millennio.

    Un’etica che guardi alle reali condizioni dell’Uomo e recepisca, come affermava Popper, che “nessuna generazione deve essere sacrificata per il bene di quelle future, in vista di un ideale di felicità che non potrà mai realizzarsi. Individua quindi quello che ritieni il male più urgente della società in cui vivi e cerca pazientemente di convincere la gente che è possibile eliminarlo. Non permettere che i sogni di un mondo perfetto ti distolgano dalle rivendicazioni degli Uomini che soffrono qua e ora”.

    Un’etica, quella che noi perseguiamo, che possiamo definire di frontiera, perché non è chiusa in se stessa, non è definitiva ma è soggetta a mutamento come fonte continua di valori correlati ai processi globali di cambiamento della condizione umana. Un’etica, quindi, che poggia sulle dinamiche del cambiamento e come tale è sempre innovativa e opera come un acceleratore e non come freno al progresso umano.

    Questa etica di frontiera deve ruotare intorno ai principi della dignità dell’Uomo, della promozione umana e della responsabilità.

    Il Grande Oriente d’Italia è impegnato a fondo in questo compito etico e culturale e il suo contributo trova la sua linfa vitale nei lavori esoterico-iniziatici che i Fratelli compiono nelle Logge e che sono ciò che fonda e caratterizza la natura e il modo di essere dei Massoni e la loro visione etica, libera ed aperta.

    Per questo, riteniamo che ci si debba adoperare per un globale processo di acculturamento dell’Uomo e di affinamento della sua spiritualità. Crediamo che più l’Uomo affina il suo spirito, così come noi facciamo dei nostri Templi, operando alla gloria del Grande Architetto, più egli diventa libero, capace e disposto a fornire il suo contributo per il generale benessere, privo di atteggiamenti intolleranti e discriminatori e con l’animo rivolto ad un affratellamento universale.

    Possiamo così condividere le parole del credo umanista di E. Fromm:

    “Credo nella reale possibilità di un mondo in cui l’uomo può essere molto anche se ha poco; un mondo nel quale la motivazione dominante dell’esistenza non è il consumo; un mondo in cui l’uomo è il fine primo ed ultimo; un mondo nel quale può trovare il modo di dare scopo alla sua vita, e la forza di vivere libero e senza illusioni”.

  Il Gran Maestro       Gustavo Raffi

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