INIZIAZIONE DEL PROFANO P.

Iniziazione del profano P.

(Eros  Rossi)

Rispett.mo  M.’.V.’.

Carissimi FFr.’.

Carissimo neofita,

      la cerimonia della iniziazione massonica, appena conclusa, rappresenta sempre per tutti noi un momento di grande gioia, di profondo coinvolgimento emotivo;  vi abbiamo partecipato più volte, ne conosciamo i ritmi di svolgimento e i contenuti quasi a memoria,  eppure ne subiamo il fascino e proviamo ogni volta una emozione così viva come se fosse di nuovo la prima cui assistiamo.

     Seguiamo la cerimonia  in rispettoso silenzio e ascoltiamo assorti le parole che il M.’. V.’.  rivolge al neofita come se fossero rivolte a ciascuno di noi, come se stessimo di nuovo subendo, tutti insieme, la nostra singola iniziazione, rivivendola riflessa nei gesti impacciati e nel volto teso del neofita, sentendola scivolare profondamente in noi stessi, riuscendo  a creare in certi  momenti   una comunione  di spirito di elevata potenza,  un fluido sacro che scorre nelle colonne e del quale a tratti percepiamo le vibrazioni.

      Sappiamo  che la condizione di iniziato non viene mai persa da colui che  ha subito la cerimonia; anche se nel corso della sua vita vi saranno momenti di difficoltà o di crisi interiore che lo distrarranno  e ne allenteranno il rapporto con la Istituzione, il marchio indelebile della iniziazione lo accompagnerà sempre  rendendolo un uomo diverso dai profani, in ogni suo  gesto e in ogni atto della sua vita.

      Ci rendiamo conto della verità di questa affermazione ogni qual volta assistiamo ad una iniziazione, poiché con essa  e attraverso essa  si sprigiona una carica di energia che rimane impressa per sempre nel nostro animo.

      E’ certamente attraverso questa cerimonia che si determina  la netta distinzione fra la Massoneria e le altre istituzioni di tipo morale  o assistenziale o spirituale, perché con l’iniziazione si realizza una vera morte spirituale del profano e al suo posto rinasce un uomo  nuovo, totalmente diverso, il quale si impegna con tutte le sue forze per raggiungere la Conoscenza, la quale sublima la Morale  e tende verso l’Assoluto.  Incamminandosi sulla via iniziatica egli diventa consapevole della propria presenza umana e storica nel mondo  e comprende l’esistenza come trasformazione, come superamento del contingente, come flusso continuo, come rigenerazione, come spinta verso la propria elevazione spirituale.

      La Massoneria quindi apre la via alla Conoscenza ed i suoi simboli danno  a tutti i Massoni la possibilità di accedervi.

      Il simbolismo è strettamente connesso con il segreto iniziatico; ai contenuti di tale segreto non si può pervenire senza l’uso dei simboli, dato che essere iniziati significa essere avviati lungo un percorso di perfezionamento realmente percorribile e realizzabile  solo se riusciamo  a cogliere l’intimo significato dei simboli stessi.

      I simboli massonici tuttavia non vanno studiati e  compresi  in una chiave morale, ma interpretati  per vedere più lontano e tendere verso l’alto; la morale infatti è sempre  relativa, particolare e varia secondo le latitudini e le epoche storiche.

      I simboli invece appartengono alla sostanza della vita spirituale; è possibile mascherarli,  mutilarli, degradarli ma non potranno mai essere estirpati o eliminati.

      Essi vengono da molto lontano: fanno parte dell’essere umano ed è impossibile non ritrovarli in qualsiasi situazione esistenziale dell’uomo nell’Universo.

      Il pensiero simbolico è talmente connaturato  con la vita e la storia dell’umanità, da precedere il linguaggio e il ragionamento discorsivo.

      I simboli svelano molti aspetti della realtà, gli aspetti più complessi, che sfuggono a qualsiasi altro mezzo di conoscenza; essi rispondono ad una profonda necessità e svolgono una funzione importante: mettere a nudo le parti più segrete dell’essere umano.

      Ne consegue che il loro studio ci permette di conoscere meglio l’uomo, il quale deve cercare con tutte le sue forze di elevarsi dal regno animale, cui appartiene per nascita, per tendere a quello spirito superiore che lo attrae, per accendere in sé la scintilla divina e diventare un vero figlio della luce.

     Sta a ciascuno di noi risvegliare il patrimonio di immagini e di simboli che portiamo nel profondo del nostro animo: risvegliarli per contemplarli nella loro sublime purezza e verginità e assimilare il loro messaggio, in modo da liberarci  definitivamente dei vincoli profani e completare la nostra iniziazione.     Carissimo Fratello, il Tempio nel quale noi lavoriamo al nostro perfezionamento è  una fonte inesauribile di simboli e in questo luogo noi possiamo trovare le risposte a tutti i nostri interrogativi esistenziali, a tutte le domande che ci poniamo e che forse l’uomo si è sempre poste, almeno da quando la fiamma dell’intelligenza ha cominciato ad illuminare la sua mente e a bruciare il suo animo.

      La pietra grezza che tu poco fa hai colpito con il mazzuolo  è uno dei tanti simboli che viene offerto alla nostra meditazione: essa rappresenta ciascuno di noi, imperfetti e dominati dalle passioni, e i primi tre colpi che tu hai  vibrato testimoniano  che il tuo lavoro  per migliorare te stesso  è appena cominciato, che dovrai operare incessantemente per togliere ogni impurità dal tuo animo fino a fare di te stesso una pietra levigata.

      Il grande Michelangelo si recava personalmente a Carrara per scegliere i grandi blocchi di marmo da utilizzare per realizzare le sue meravigliose sculture; circondato dai cavatori  si aggirava fra i blocchi appena strappati alla montagna finché non si fermava, quasi in  estasi, di fronte ad uno di essi e si metteva a fissarlo con intensa espressione emotiva.

      Per gli altri quel blocco era uno dei tanti, costati fatica e sudore per essere estratti, freddo e amorfo nella sua maestosità; per il grande artista era invece unico, vivo e vibrante e capace di trasmettergli nuove emozioni, ed egli non vedeva l’ora di poterne disporre per aggredirlo con il mazzuolo e lo scalpello, con un lavoro febbrile ed instancabile, fino a ricavarne opere di tale bellezza e luminosità da divenire immortali.

      Allo stupore di chi lo circondava al momento di questa scelta, Michelangelo rispondeva con una frase stupenda e ricca di simboli: “ Quando il blocco di marmo è lì, davanti a me, nella sua forma grezza e apparentemente inespressiva io vedo  nel suo interno una figura già formata e perfetta: il mio lavoro a questo punto consiste solo nel togliere con pazienza  e amore  il materiale che sta intorno a quella figura e liberare così l’immagine fino ad ora  imprigionata”.

     Carissimo Fratello,  l’augurio che noi stasera ti  formuliamo con animo fraterno è che la tua forza di volontà, la tua sensibilità,  le tue doti umane, spirituali ed intellettive, la tua saldezza morale, unite ad una assidua  frequenza ai lavori di Loggia ed un uso sempre corretto, appropriato e continuo degli strumenti che l’Istituzione ti pone a disposizione, possano consentirti di scrutare in profondità nel tuo animo fino a farti scoprire la tua immagine imprigionata. Allora potrai pian piano  eliminare tutte le scorie profane che porti  con te fino a mettere in risalto e a far risplendere la parte migliore e più nobile di te stesso, operando in serenità e armonia nei lavori rituali.

      Così facendo costruirai pezzo dopo pezzo il tuo tempio interiore e lo arricchirai continuamente di nuove pietre squadrate, vivrai con entusiasmo questa tua  nuova vita riempiendola d’amore, di tolleranza, di amicizia fraterna verso tutti coloro che ci circondano nel mondo profano; perché il vero Iniziato, il vero Massone, si manifesta nella vita di tutti i giorni per il suo comportamento che è il riverbero dei valori  e dei principi universali della nostra Istituzione e per la sua idealità, che affonda le radici nella sacralità del Tempio e si irradia verso tutta l’Umanità.

     Concludo Fratello,  abbracciandoti con gioia e affetto  a nome di tutta la Loggia, con l’augurio che tu possa concretamente uniformare ogni tua azione futura a tali ideali, per il bene dell’Ordine.

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