TRESA, ITALY – MAY 23: 

TRESA, ITALY – MAY 23: In this handout photo provided by the Italian National Alpine and Speleological Rescue Corps, emergency workers surround the wreckage of a cable car that fell from the Stresa-Alpine-Mottarone line on May 23, 2021 in Stresa, Italy. The accident happened on a service that takes passengers from the resort town Stresa, up Mottarone mountain, in the Piedmont region. By the evening, local officials confirmed that 14 people died and one child remained seriously injured. (Handout photo by Italian National Alpine and Speleological Rescue Corps via Getty Images) a tragedia del Mottarone TRESA, ITALIA – 23 MAGGIO: In questa foto della dispensa fornita dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, i soccorritori circondano il relitto di una funivia caduta dalla linea Stresa-Alpino-Mottarone il 23 maggio 2021 a Stresa, Italia . L’incidente è avvenuto su un servizio che porta i passeggeri dalla località turistica di Stresa, sul monte Mottarone, in Piemonte. La sera, i funzionari locali hanno confermato che 14 persone sono morte e un bambino è rimasto gravemente ferito. (Foto della dispensa del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico via Getty Images) una tragedia del Mottarone è molto peggio di quello che potessimo pensare. Lo è perché per giorni inquirenti, giornalisti ma un po’ tutti noi ci siamo scervellati sulle cause di un incidente senza senso, in cui si sono sommati due eventi rarissimi – la rottura della fune trainante e il mancato azionamento del freno d’emergenza -, avvenuti contemporaneamente, quasi a sfidare le leggi statistiche di un sistema, quello delle funivie, che di solito è molto sicuro, come dimostrato da numeri e dati sugli incidenti. Da domenica a pranzo le nostre menti sono andate in automatico alla ricerca delle solite mancanze di cui purtroppo la cronaca ci ha abituato: un difetto tecnologico o nei materiali, una serie di controlli che andavano fatti e invece sono stati “dimenticati”, il classico nonché tragico errore umano e persino l’accanirsi inusitato del caso o della sfortuna. Quasi nessuno ha pensato in prima battuta a quello che nel diritto penale si chiama dolo ancorché eventuale, l’azione umana cosciente o anche incosciente che porta poi all’irreparabile. No, a questo non siamo mai preparati e forse non lo saremo mai. L’idea che 14 persone siano morte per una enorme dolosa e dolorosa sciatteria è francamente insopportabile. Si fa fatica ad accettare che alla base di tutto ci sia quel “vai avanti, aggiriamo il guasto, che vuoi che succeda”, sintesi dell’inconsapevolezza del rischio e della sottovalutazione del valore delle vite umane da parte di chi, pur di non perdere gli incassi di una giornata di sole, sapeva che quell’impianto non funzionava a dovere.  E nonostante tutto si è sostituito a Dio o al Caso nel voler prevedere, o peggio non vedere,  l’imprevedibile.

Per chi non ha seguito la vicenda, è necessario un piccolo riassunto di ciò che è successo stanotte. Sono state fermate tre persone: Luigi Nerini, proprietario della società che gestisce l’impianto, la Ferrovie Mottarone srl, il direttore e il capo operativo del servizio. I carabinieri e i pm della procura di Verbania infatti sono riusciti a ricostruire cosa è successo domenica scorsa grazie alle dichiarazioni dei tre: avevano manomesso consapevolmente il freno d’emergenza della cabina per evitare di fermare il servizio e quindi perdere gli incassi di una giornata festiva. Lo hanno fatto perché già nei giorni precedenti il sistema funzionava male, rilevava delle anomalie che un intervento ordinario dei tecnici non era riuscito a risolvere. Quindi via il freno d’emergenza, nella presunzione che tanto la corda non si sarebbe mai spezzata. E invece domenica non ha retto, con le conseguenze che ormai tutti sappiamo.

La tragedia quindi non solo si poteva evitare ma anzi è stata agevolata se non indotta dalla sciatteria, da quella caratteristica molto umana che mescola cialtronaggine, incompetenza, pigrizia e soprattutto egoismo. Egoismo per non aver a cuore il prossimo, per non custodire la vita dell’altro come fosse la propria. Magari la cabina si fosse staccata per una per quanto gravissima dimenticanza. L’errore fortuito in qualche modo ci tranquillizza perché rientra nella norma dei fatti che accadono nella vita di tutti i giorni. La (in)consapevolezza dello sfidare la sorte, no, ci porta nell’abisso dell’ansia e della paura perché avvertiamo la sensazione di essere stritolati proprio da quella mano che dovrebbe proteggerci. Valeria Ghezzi, presidente dell’Associazione nazionale esercenti funiviari, sintetizza meglio di tutti lo sgomento: “L’errore umano ci può sempre essere, la consapevolezza nel togliere le misure di sicurezza non può, non deve e non bisogna neanche sognarsela”. Sogni che sono stati distrutti a 14 persone e alle loro famiglie.

ARTICOLO INVIATO DAL FR .’. A.F.

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