Colloquio tra un vecchio Maestro e un apprendista

Colloquio tra un vecchio Maestro ed un giovane Apprendista

 in merito alla Felicità

Mario: ti senti felice?

Matteo: in che senso me lo chiedi? Adesso non saprei come risponderti.

Mario: allora facciamo così: prova a chiudere gli occhi ed a pensare: “Qual’ è l’ultima volta che sono stato davvero felice?”

Matteo: Senza andare troppo indietro nel tempo, ti posso dire che lo scorso fine settimana ho trascorso due giorni bellissimi: mi era stato comunicato che avrei avuto un aumento di stipendio, sono stato a pescare, poi con gli amici abbiamo mangiato e fatto festa; ho comperato un vestito nuovo e con mia moglie abbiamo anche deciso di cambiare la macchina. Alla sera mi sono sentito felice.

Mario: scusa, ma secondo me ti stai sbagliando.  Sei proprio sicuro che quella fosse vera felicità? Forse te confondi  la felicità con il divertimento, con le piccole gioie che derivano dal possesso o dall’essere apprezzati dagli altri. Tu scambi per felicità ciò che in realtà è un suo sottoprodotto.  Purtroppo  la nostra cultura ha fatto anche di peggio, non solo ci ha convinti che la felicità sia un continuo stato di eccitazione divertita o la negazione del dolore, ma ci ha messo in testa che possiamo raggiungere questo risultato solo rivolgendoci fuori di noi, magari comperando oggetti, aderendo a ruoli prestabiliti, riempiendoci la testa di ideologie preconfezionate da esibire al momento giusto. La vera felicità non ha nulla a che vedere con ciò che sta attorno a noi, non dipende da ciò che abbiamo o da come siamo, dalla nostra forza o debolezza, dal fatto di aver capito o non capito qualcosa, dall’aver vissuto più gioie o più dolori. La felicità dipende solo da noi stessi. Da come sappiamo osservarci senza giudicare, da come lasciamo che la Vita, tutta la Vita in tutte le sue forme (che noi scioccamente dividiamo in buone e cattive) può scorrere in noi. Felicità è osservare serenamente la vita mentre incessantemente ci forma e ci crea.

Matteo: allora cosa ne pensi se ti dico che sono felice perché mi sento in salute, ho tanti amici e una bella famiglia?

Mario: Ancora una volta ti dico che pensare di essere felici cercando di allontanare tutte le occasioni di sofferenza, di paura, di tristezza o di aver realizzato tutti i nostri sogni è una pura illusione. Questa idea dà un’importanza esagerata a tutto ciò che sta fuori di noi  e non considera per niente noi stessi. E più di ogni altra cosa temiamo la solitudine: essa rappresenta il segno del nostro fallimento, la testimonianza che gli altri non ci hanno apprezzato, che non siamo importanti per loro. Così, per scacciare la noia, il vuoto, il senso di sconcerto, siamo disposti a riempire la vita di divertimenti di tutti i tipi. Ci nutriamo avidamente della televisione, della gita con gli amici, dello spettacolo alla moda, delle vacanze esotiche. Ma ricorda, solo se accetterai tranquillamente ciò che c’è dentro di te, potrai sperare di cominciare ad essere felice.

Matteo: Ma non puoi biasimarmi se voglio pormi degli obiettivi come fanno tutti alla mia età. Per esempio quello di fare carriera, di avere una bella casa, una macchina nuova……

Mario: questo va bene, ma attento: l’ansia di essere migliore è un errore che tutti facciamo. Quello di volerci migliorare è un compito nobile, perché  è giusto migliorare il lavoro, il nostro tenore di vita, correggere gli errori o i nostri modi di essere. Tuttavia spesso esageriamo: vogliamo essere alla moda, andiamo in palestra, ci stressiamo di superlavoro per garantirci un tenore di vita adeguato alla mentalità del momento. Insomma cerchiamo di assomigliare ad un modello (così come si dice oggi) vincente. Questo ci porta all’infelicità perché spesso non riusciamo a centrare tutti gli obiettivi che ci poniamo ed allora subentra la disistima. Cresciamo in un mondo in cui, se non ti dai da fare, se non appari vincente, se non punti alla  tua realizzazione, sei un fallito. Cerca invece di godere del piacere di fare ogni cosa in modo consapevole, presente a te stesso, senza altro scopo. Scoprirai che niente di ciò che fai è banale e che qualsiasi azione ha in sé il potere di farti star bene in qualunque momento.

Matteo: Eppure non puoi negare che il denaro è una componente fondamentale per essere felici.

Mario: Recita un detto:”Chi dice che il denaro non compra la felicità non sa dove la vendono”. Ma esistono davvero prove che la felicità arriva con la ricchezza?

Effettivamente alcuni studiosi hanno dimostrato che esiste una seppur modesta correlazione tra reddito e soddisfazione di vita. Ma, vedi, quando siamo giovani sembrano sufficienti una casa, un’auto e un televisore. In seguito comincia a sembrare indispensabile una casa per le vacanze, una seconda auto, il Rolex. Questa spirale prosegue per tutta la vita. Invece, dire:  “non mi manca nulla” significa uscire dagli oggetti, non sprecare le risorse per conquistare ciò che non ci da energia. Un famoso aneddoto racconta che una volta un pellegrino andò a trovare il Dalai Lama nel suo ritiro nelle montagne dell’India. Portò con sé per il suo ospite un grosso pacco regalo. Il saggio tibetano scartò la vistosa confezione ma la scatola si rivelò completamente vuota “Ha!” esclamò compiaciuto il Dalai Lama “Proprio ciò che ho sempre desiderato”

Stai con te stesso e l’energia vitale ti porterà là dove devi andare e ti farà ottenere nella vita risultati migliori con il minimo sforzo. Se ti convincerai che non ti manca nulla allora conoscerai la pace, che vuol dire semplicemente ascoltare l’interiorità, il silenzio in ogni cosa  che farai. E le più piccole cose, le più banali saranno grandi. Se non ti manca nulla, ogni cosa che arriva sarà un regalo, il tuo regalo.

Matteo: ma allora, mi vuoi dire che una persona può essere felice mentre la felicità la va cercando? Insomma, mi sembra che per essere felici non si può fare un granché.

Mario: E’ vero,  si potrebbe concludere che per essere felici non si può fare un gran che. Si potrà dare una spinta alla felicità andando ad una festa, mangiando cioccolata o facendo sesso, ma questi piaceri svaniranno e ci troveremo al punto di partenza. Attento, quindi, perché la costante aspirazione a trovare la felicità nel fare o nell’avere può rendere più difficile essere felici.  L’idea di felicità ha assolto il suo compito se ci ha fatto continuare a tentare. In altre parole si può dire che l’evoluzione non ci ha impostati per raggiungere la felicità, ma solo per andare alla sua ricerca.

Mario: Ora rifletti un attimo e dimmi invece quando di recente ti sei sentito infelice, perché anche in questo modo potrai capire meglio come fare per essere felice o, comunque, per essere meno infelice.

Matteo: Pensandoci ci sono state  (e ci sono) molte situazioni per le quali mi sono pentito di essermi comportato in quel modo. A parte i problemi di tutti i giorni, se mi guardo indietro, sono diverse le situazioni, anche importanti, nelle quali avrei dovuto agire diversamente.

Mario: Eh, lo so, è capitato tante volte anche a me Spesso compiamo degli errori e ce ne accorgiamo. Altre volte non ne abbiamo proprio la consapevolezza e sono quei casi in cui il nostro stile di vita ci fa dire: “Sono fatto così” “E’ il mio carattere” “Sono sempre stato così” “E’ il mio modo di fare, cosa posso farci?”

Non si può rimuginare il passato o vivere di rimpianti. In questo modo tutto l’orizzonte sarà a tinte fosche. Il passato è passato, è morto e non può riempirci il cervello di cose morte impedendoci di desiderare il nuovo. Il passato è una trappola e la nostra storia non deve essere una zavorra. Se vuoi stare bene smetti di interrogarti sulle conseguenze di ogni tua azione, non illuderti  di fare sempre e comunque la cosa giusta: agisci semplicemente ascoltando il tuo cuore e osservando in silenzio dove vuole portarti “Il fiume della vita”.

Matteo: quelle che mi stai rivolgendo sono nobili parole, ma non so se sono pronto a recepirle e, soprattutto, se potrò mettere in pratica ciò che cerchi di dirmi con tanto affetto. Devi convenire che non è affatto semplice.

Mario: Non pretendo, in così poco tempo, di averti chiarito su come la penso in merito alla felicità, tuttavia devi aver fiducia in me. So quello che ti dico e so che chi riuscirà a conoscere il segreto dell’armonia avrà  le gioie ed i dolori che si alterneranno armoniosamente nella sua vita. La tua felicità non dipende dai successi né da situazione esterne, ma nasce dal tuo modo di affrontare la vita. E’ proprio questa capacità di cambiare opinione, desideri, modo di vedere le cose che ti consente di evitare forzature, conflitti e di trovare la felicità senza doverla inseguire. In conclusione ti dico che la felicità consiste nel desiderare quello che si ha, guardare sereni la propria vita e sentire che non manca nulla.

Se farai così, un giorno forse potrai semplicemente accorgerti che la felicità è arrivata senza preavviso, così come ha scritto un grande filosofo:

La felicità è una farfalla che, se la segui, sfugge sempre alla presa, ma se ti siedi tranquillo, può anche posarsi su di te”.

Cerca di essere felice, figlio mio.

M. e M. Lari

 

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