QUMRAN:

QUMRAN:

GLI  ESSENI  ED  I  ROTOLI  DEL  MAR  MORTO

INTRODUZIONE

Questo è un argomento che racchiude in sé le origini del cristianesimo e per questo motivo è stato ed è oggetto di studi profondi da parte di studiosi del campo filosofico, scientifico e religioso.

Dopo il rinvenimento dei manoscritti, tutti gli studi fatti su  di essi sono stati tenuti per molto tempo segreti. Considerando l’importanza che questi rotoli hanno per le origini cristiane, è molto probabile che vi siano stati tentativi di occultamento e di manipolazioni della verità.

In queste pagine cercheremo di riportare le ipotesi di studiosi ed i diversi punti di vista che tutt’ora dividono chi si interessa di questa materia.

ALCUNI CENNI STORICI

Tra il 26 ed il 36 d.C., Roma era rappresentata in Giudea dal suo procuratore Ponzio Pilato, ma il vero capo della nazione restava il sommo sacerdote: Anna fino al 26, poi Caifa.

Nel 66 d. C. avvenne la prima rivolta contro Roma, quindi nel 70 la distruzione di Gerusalemme (insieme al suo tempio) e nel 73 la caduta di Masada sempre per opera di Tito-Vespasiano.

Quando Ponzio Pilato assunse, per ordine di Tiberio, il governo della Giudea, un giovane predicatore aveva cominciato il suo apostolato lungo la valle del Giordano preparando “La via del Signore” e battezzando i penitenti, dopo che si erano confessati,  nelle acque del fiume. Il suo nome era Giovanni detto il Battista e molti studiosi ritengono che fosse membro della confraternita degli Esseni.

Fu sulla sponda nord-ovest del Mar Morto, fra il II secolo a.C. e il 68 d.C. (anno della conquista ad opera della decima legione di Vespasiano) che sorse e si sviluppò un insediamento monastico.

Si trattava di una setta ebraica che seguiva una dottrina di ascetismo e purezza.  Il fondatore (chiamato Maestro di Giustizia) predicava una vita di povertà, lontana dai fasti di Gerusalemme ed i suoi seguaci, rifugiatisi nel deserto, dividevano comunitariamente il frutto del loro lavoro e si dedicavano allo studio e alla riflessione sulle sacre scritture.

La riscoperta e lo studio di questa comunità è dovuto al ritrovamento occasionale nel 1947 (il racconto tradizionale vuole come protagonista un pastorello) di numerosi rotoli manoscritti contenenti i testi della Bibbia.  Questi rotoli erano conservati in anfore accuratamente sigillate ed erano avvolti singolarmente in bende di lino, segno evidente che si era potuto procedere con calma preoccupandosi della loro conservazione.

In altre grotte, invece, il materiale non era stato trattato con uguale accuratezza, indicando il verificarsi di un evento improvviso che costrinse gli Esseni ad abbandonare in tutta fretta la zona, quasi certamente all’epoca della rivolta giudaica del 66 d.C.

E’ infatti molto probabile che per molti la fuga improvvisa ebbe come destinazione finale la fortezza di Masada e la resistenza, accanto agli Zeloti, alla definitiva conquista romana.

Complessivamente sono stati ritrovati i frammenti di circa 800-850 manoscritti;di questi circa cinquecento provengono dalla quarta grotta, scoperta dai soliti beduini nel 1952 Ma purtroppo tra i manoscritti di questa grotta non se ne è conservato nemmeno uno intero, e anzi per la maggior parte sono fortemente frammentati e lacunosi (si contano almeno 15.000 frammenti). Circa 225 manoscritti contengono testi biblici, mentre un certo numero, tra 275 e 300, per il loro pessimo stato di conservazione, con frammenti minutissimi, sono praticamente inservibili. Si deve anche ricordare che parecchi testi sono testimoniati in più di una copia.

I manoscritti sono redatti in antico ebraico o in greco aramaico e sono circa 1000 anni più antichi dei più antichi esemplari in lingua ebraica dell’Antico Testamento noti fino al 1947.  Essi contengono tutti i testi della Bibbia (tranne il libro di Ester), i libri dell’Antico Testamento  non compresi nel canone ebraico (deuterocanonici), alcuni testi apocrifi sempre  dell’Antico Testamento e documenti con le regole e la dottrina della comunità Essena.

Questa comunità, al pari di quella dei Sadducei e dei Farisei, si ritiene  sorta all’epoca di Giuda Maccabeo e sebbene non venga menzionata nella Bibbia o nei Vangeli, sembra che  contasse, all’ epoca di Cristo, circa quattromila adepti.

Il fine dei membri di questa confraternita era quello di preservare una fede ebraica ortodossa e pura, secondo il modello ideale dell’epoca di Mosè, in opposizione agli orientamenti dei sommi sacerdoti del tempio di Gerusalemme, condannati come corrotti e infedeli.

IMPORTANZA  DEI  ROTOLI

In breve, gli studiosi di antichità giudaiche e delle origini cristiane si trovarono davanti a manoscritti ebraici che li portarono a riscrivere la storia di un periodo di notevolissimo interesse, fino allora poco conosciuto, periodo che si pone tra gli ultimi secoli dell’indipendenza del popolo ebraico e il sorgere del Cristianesimo.

Emergeva una comunità fortemente impregnata della spiritualità biblica, raccolta intorno alla figura e agli insegnamenti di una forte personalità carismatica, detta il Maestro di Giustizia, in violento contrasto con il sacerdozio di Gerusalemme e con movimenti rivali.

­Ma quali erano i rapporti tra gli Esseni di Qumran e Gesù? Le differenze erano notevoli: Gesù parlava di perdono del nemico, concetto estraneo alla tradizione essena e mutuato piuttosto da certi filosofi greci (come Socrate); inoltre Gesù e i suoi discepoli si mescolavano alla comunità, agivano in essa; gli Esseni scelsero invece di ritirarsi nel deserto; e così via.

In pratica, questi mano­scritti sono gli unici coevi a Gesù e quindi le persone che li redassero appar­tenevano allo stesso ambiente sto­rico-culturale in cui predicava Ge­sù. I rotoli di Qumran non nomina­no Cristo e non confermano la sua storicità, però confermano la storicità del suo ambiente, fanno capire che la narrazione evangelica è atti­nente alla realtà. Questo, almeno, è il pensiero della Chiesa Cattolica.

La scoperta di un piccolo frammento in greco nella grotta 7 (il famoso 7Q5), che recentemente è stato attribuito da Padre O’ Callaghan al Vangelo di Marco (Mc 6, 52-53), dimostrerebbe che la figura e l’opera del Messia furono subito conosciute all’interno degli Esseni di Qumran; e certamente dovette esserci tra di loro chi ne rimase affascinato.

Lo stesso padre O’Callaghan confessò poi di esse­re stato dilacerato fra sentimenti opposti. Da un lato la sua scoperta gli appariva evidente. Dall’altro lato, però, O’Callaghan si rendeva conto delle conseguenze devastanti che una simile realtà avrebbe avuto sulla scienza biblica uffi­ciale, comune ormai a tutti i professori, cattolici e pro­testanti, credenti e increduli.

Comunque, quasi tutti i cattedratici, an­che religiosi, insegnavano (e tuttora in gran parte insegna­no) che nessuno dei testi evan­gelici che possediamo è ante­riore all’anno 70: data cruciale perché è allora che Gerusa­lemme è rasa al suolo dai Romani e scompaiono i testimoni diretti delle origini cristiane, quelli decisivi perché potevano smentire gli evangelisti

Ora: tutto ciò che si è trova­to nelle grotte di Qumran non può esservi stato depositato dopo il 67 o il 68, anno in cui i Romani occupano la zona e gli Esseni sparisco­no per sempre.

Quei documenti potevano essere, senza troppa fantasia, associati alla cultura ed alla mentalità che regnava nella prima chiesa cristiana: quella fondata da Giacomo il Giusto (noto nei vangeli apocrifi, come fratellastro di Gesù).

Alcuni di quei documenti, come il Documento di Damasco, gettavano una luce sinistra sulla storia dei primi anni del cristianesimo ed in particolare sulla controversa lotta tra giudeo-cristiani ed il padre del Cristianesimo: Paolo di Tarso.

Questo documento, in particolare, era una prova schiacciante sulla procedura di scomunica cui fu sottoposto il fondatore del pensiero Cristiano, Paolo di Tarso, da parte del capo indiscusso della prima comunità cristiana: il giudeo-cristiano Giacomo il Giusto.
Nel governo della comunità fondata da Gesù, 12 membri laici (i discepoli) in analogia ai 12 membri della comunità essena, erano affiancati da 3 membri che possiamo, a ragione, ritenere “sacerdoti”: Gesù stesso, Pietro e Giacomo.

Secondo gli israeliani, che al momento sarebbero impegnati nella pubblicazione del testo, il rotolo contraddirebbe il resoconto tradizionale delle origini del cristianesimo e, per il suo contenuto esplosivo, le autorità religiose avrebbero deciso di mantenere il segreto.

Noteremo subito che, proprio contestualmente alla pubblicazione degli inediti, autori come Eisenman hanno riaffermato le proprie posizioni, che a loro parere trovavano conferma nei nuovi testi. In questi testi secondo Eisenman si parlerebbe dei primi cristiani e in particolare emergerebbe nella sua piena luce il contrasto che divise la corrente di Giacomo e quella di Paolo.

L’INTERPRETAZIONE  DI  PAOLO  DI  TARSO

Gesù deve apparire come il figlio di Dio, non deve appartenere a sette e organizzazioni che gli preesistono, né rappresentare alcuna ideologia di fattura umana (tantomeno con implicazioni politiche) e, soprattutto, egli deve essere il fondatore del cristianesimo che, ovviamente, non poteva esistere… prima di lui.

Ora, la quasi totalità dei cristiani nega che il Cristo giustiziato da Ponzio Pilato, con l’accusa di avere tramato per diventare “re dei Giudei”, avesse l’intenzione di diventare realmente “re dei Giudei” e abbia mai avuto a che fare col messianismo nazional-religioso degli esseni e degli zeloti. E supportano questa loro irremovibile convinzione sulla base della tradizionale immagine evangelica di un Gesù che predica amore, pace, perdono, non violenza, che contraddice alcune caratteristiche del pensiero ebraico messianista, una immagine cioè, costruita a posteriori dalla scuola di San Paolo.

I Vangeli sono il manifesto antimessianista (e quindi anti-Cristo-della-storia) che ci mostra, non le idee di Gesù, ma le idee di Paolo e dei suoi seguaci, ovverosia di colui che è stato fra i nemici più accaniti di Cristo e che non si è affatto convertito ma che, in un secondo tempo, ha convertito l’ideale di Cristo, appartenente al pensiero giudaico più radicale, in una filosofia extragiudaica.

ANALOGIE  CON  LA  MASSONERIA

E LA REGOLA DELLA COMUNITA’

A prescindere dall’ interesse culturale e storico e dal clamore suscitato in tutto il mondo dalla scoperta dei rotoli, esaminiamo quale può essere il rapporto analogico con la Libera Muratoria. Uno dei manoscritti con­siderato tra i più importanti è il cosiddetto “Manuale di Disciplina”, la “Regola” cioè della Comunità essenica che abitava a Qumran.

È costituito da cinque strisce di pergamena di centottanta centimetri per venticinque, fu sottoposto all’ esa­me del C 14 e risultò stilato attorno al 200 a.C. Gli esperti di lingue orientali considerano però il documento una copia “tarda” di un testo più antico andato distrutto.

Il “Manuale di Disciplina” ci rivela una Confraternita, di indubbio carattere iniziatico, con regole e doveri analoghi a quelli della Massoneria così come sono compendiati nella nostra “Carta fondamentale dell’ Arte”.

Il “Manuale di Disciplina” enuncia altre norme con le quali è possibile identificare una analogia con la nostra Costituzione e i nostri Regolamenti. Di seguito ne trascriviamo alcune:

 Amore verso il prossimo.

          Tra gli scopi della “Regola” vi è quello di indurre coloro che hanno offerto se stessi, onde mettere in pratica i precetti di Dio, ad entrare in una ” Alleanza” di inestinguibile amore.

Il Maestro Venerabile si rivolge all’ Apprendista massone – al momento della sua iniziazione –  al termine  del quarto viaggio, dopo la prova del fuoco, con queste parole:

        – “Possa il vostro cuore infiammarsi  d’Amore per i vostri simili; possa questo amore, simboleggiato dal fuoco, improntare le vostre parole, le vostre azioni, il vostro avvenire”.

 La Dottrina.

          Nel “Manuale” è scritto: “…Tutti coloro che hanno offerto se stessi per fare trionfare la Sua Volontà,  porteranno  ogni  loro  scienza  e  forza  e  ricchezza alla Comunità “.

Continuando sull’ argomento dottrinario si legge nella “Regola” :

– “Il dovere del Maestro è di far comprendere a tutti i Figli della Luce e di ammaestrarli nella storia di tutti i Figli dell’Uomo per quanto riguarda tutte le specie dei loro spiriti, con le loro caratte­ristiche distintive e le loro opere di generazione in generazione “.

– “… queste sono le vie del mondo, cioè le opere che l’Uomo deve compiere come un dovere: splendere nel cuore dell’Uomo e spianare dinanzi a lui le vie della vera giustizia”.

– “… infondere uno spirito di umiltà e lentezza all’ira aborrendo da tutti gli idoli e comportan­dosi con prudenza in tutte le cose e celando la verità dei Misteri di Conoscenza”.

Sono molto simili alle norme che il Maestro Venerabile impartisce al neofita al momento dell’Iniziazione.

    L’Iniziazione.

La cerimonia di Iniziazione non differisce, nella sostanza, dalla nostra. Norme precise e rigorose stabilivano l’ ammissione di nuovi Fratelli, tra l’ altro:

“Questa è la Regola – si legge nel Manuale di Disciplina – per gli uomini della Comunità che si sono offerti di abbandonare volontariamente il male e di tenere fede a ciò che Egli il capo dell’Alleanza ha ordinato, rispondendo alle domande della maggioranza degli uomini che vigilano all’Alleanza”.

“L’impegno del silenzio è categorico con coloro – i profani – che non sono annoverati nell’Alleanza”.

– “… chiunque venga nel Concilio della Comunità dovrà entrare nell’Alleanza alla presenza di tutti coloro che si sono offerti volontariamente – cioè i Fratelli iniziati – e s’impegna con giuramento che lo obblighi a tornare alla legge di Mosè “.

“Ed egli s’impegnerà ad essere separato da tutti gli uomini dell’errore … “.

Il parallelo con le nostre “regole” appare evidente: i due testi, quello essenico e quello massonico si potrebbero definire sinottici, al pari dei Vangeli.

  Ammissione nell’Alleanza.

Nella “Regola” leggiamo: – “Chiunque si offra volontariamente per entrare a far parte del Concilio della Comunità sarà esami­nato dall’uomo, posto a capo dei Maestri, sul suo intelletto e sulle sue opere.

         Se egli comprende il Regolamento e se lo accetta, quegli lo porterà nell’Alleanza affinché si voti alla verità e abbandoni ogni errore. Gli saranno spiegate tutte le regole della Comunità e, più tardi, quando egli – il bussante – rientrerà per stare al cospetto dei Maestri, essi, tutti, dovranno rispondere sul conto suo. E secondo quanto sarà deciso dal Concilio dei Maestri egli sarà accettato o respinto “.

      L’ organizzazione.

Più che l’ organizzazione profana, interessa mettere in evidenza le norme che sintetizzano le cono­scenze esoteriche dell’ Alleanza e, in particolare, quelle che hanno attinenza con la Massoneria. Ecco quanto apprendiamo dal “Manuale di Disciplina”;

– ” Essi – i membri – saranno iscritti nella Regola secondo il loro intelletto e le loro opere, in modo che ognuno obbedisca al suo prossimo, obbedendo l’inferiore al superiore.

– “… e in modo che essi siano sottoposti ad una indagine – esame – per quanto riguarda i loro spiriti e le loro opere anno per anno, cosicché ciascuno sia innalzato secondo il suo intelletto e la perfezione della sua condotta “.

– “… nessuno parlerà al Fratello con ira o risentimento, con superbia o con cuore duro, e così non lo accuserà davanti ai Maestri senza prima averlo rimproverato al cospetto di testimoni “.

Come in Massoneria, anche tra la Comunità essenica, i membri si chiamavano Fratelli tra di loro. Tale appellativo è adoperato da secoli anche nelle organizzazioni religiose ma, diversamente da quelle, l’Alleanza essenica e la Libera Muratoria sono comunità iniziatiche laiche e in ciò sta tutta la sostanziale differenza.

      Comportamento.

       Le norme di comportamento che sono vigenti nel rituale massonico quali la discipli­na, il chiedere e l’ accordare la parola, il silenzio imposto agli Apprendisti, il permesso di parlare dato al Compagno, la facoltà del Maestro di insegnare, spiegare, discutere gli affari di Loggia “sembrano” essere stati tratti dal “Manuale di Disciplina” che testualmente dice:

– “… egli” – l’ Apprendista – “non toccherà cibo consacrato dai Maestri” – ossia non gli sarà concesso di parlare – “finché non sarà trascorso un anno intero. Quando sarà trascorso un anno i Maestri saranno interrogati sul suo conto e se viene stabilita la sua ammissione nell’Assemblea la sua mercede sarà messa a disposizione dell’incaricato alla supervisione sulle mercedi dei Maestri, ma non la spenderà per i Maestri

Questo passo corrisponde a quello che noi massoni chiamiamo “aumento di salario”. Non solo, ne compenetra anche lo spirito dell’ esoterismo.

Molto ci sarebbe ancora da dire a commento del “Manuale di disciplina” e delle analogie con la Massoneria che in esso sarebbe possibile rilevare, ma a far risaltare quanto ci lega alla “Regola” essenica, valga quanto è descritto nel rotolo del profeta Habacuc a proposito della morte del “Maestro di Giustizia” che si può, senza alcun dubbio, identificare con Hiram: la spiegazione di ciò, riguarda l’empio Sacerdote che ha perseguitato il Maestro di Giustizia fino ad ucciderlo nel momento del suo furore.

RIFLESSIONI

1)- Perché, se il Cristo è stato veramente quello descritto da Paolo nei Vangeli non viene mai nominato (né lui né i suoi discepoli) nei rotoli di Qumran che sono stati scritti con assoluta certezza quando Gesù era ancora vivo?. Perché non si trova traccia del nome di Gesù in nessuna altra parte tranne che nei Vangeli?

2)- E’ possibile che, pur riconoscendo la realtà storica del periodo durante il quale vennero scritti, le cose non siano andate esattamente come ce le ha raccontate Paolo? D’altra parte lui era un estraneo alla Chiesa di Gerusalemme.

3)- E’ possibile che Gesù sia stato un personaggio che voleva solo in qualche modo sollevare il suo popolo contro i Romani e che sia stato crocefisso proprio per questo?

4)- E’ possibile che il racconto dei suoi miracoli sia una esagerazione di Paolo? Oppure che, parlando di resurrezione dei morti si intendesse l’ingresso nella setta, cioè una sorta di iniziazione, come una morte simbolica e resurrezione, così come il trasformare l’acqua in vino si poteva intendere elevare le persone ad una condizione superiore?

5)- Ma, se il frammento 7Q5 è stato ben interpretato, allora ci troviamo di fronte a Vangeli scritti in un periodo coevo a Gesù. Tuttavia molti studiosi sostengono che questo frammento non sia affatto ben identificabile perché contiene in tutto solo 20 lettere delle quali solo 11 sicure e non esiste neanche una parola intera certa.

6)- In sostanza esiste una controversia di fondo tra Giudeo/Cristiani e Paolo di Tarso.

7)- C’è però chi sostiene che anche i nuovi testi trascritti ed interpretati non fanno altro che avvalorare la veridicità del Nuovo Testamento.

8)- L’episodio di Giovanni che battezza Gesù nelle acque del Giordano è emblematico dell’ingresso di Gesù stesso nella setta degli Esseni i quali erano gli unici a praticare questo tipo di rito sconosciuto a Gerusalemme ed invece punto focale nella comunità essena. Sembra molto probabile che Gesù, entrando a far parte degli Esseni, cercò di coinvolgerli alle ragioni della causa alla lotta vera contro gli invasori romani.

9)- D’altra parte è difficile capire che Cristo, dopo aver vissuto per 3 anni accanto ai suoi 12 apostoli ed aver affidato loro i propri insegnamenti, decida, dall’alto dei cieli, di lasciare l’eredità del suo apostolato a chi non l’aveva mai visto né conosciuto, anzi, a chi ha arrestato e giustiziato i suoi fedeli, a chi si è sempre posto in conflitto arrogante con loro, al punto da professarsi depositario di insegnamenti giunti direttamente dal cielo.

10)- Attraverso alcune ipotesi, molte delle quali assurde come il riconoscere dal microscopico frammento 7Q5 il Vangelo di Marco, si è cercato di puntellare alcune tesi religiose, primo fra tutto cercando di negare l’esistenza storica di una guerra aspra che impegnò i giudeo/cristiani (probabili discendenti degli Esseni) insieme a Giacomo, fratello o fratellastro di Gesù che era il capo di Gerusalemme, contro il fondatore unico del pensiero cristiano: Paolo di Tarso (e non Pietro come si crede).

Fr. M.L.

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