SIMBOLI E RITUALI

Simboli e Rituali (note personali)

Nel cammino intrapreso sto notando che, in maniera impercettibile, certi concetti e certe idee entrano sottilmente a far parte della personalità. In particolare non sono tanto i suggerimenti verbali, quanto qualcosa di più profondo.
Recentemente sono rimasto molto colpito dal concetto dell’utilità del simbolismo come metodo per un apprendimento non-duale. Le parole, infatti, per quanto raffinate, parcellizzano la realtà e difficilmente arrivano a scalfire gli schemi esistenti: le parole non sono univoche ed il nostro spirito discorsivo agevolmente le ingloba nelle credenze che già abbiamo.
Non è così per il simbolo, il quale può essere spiegato a parole, ma solo ad un livello di superficie, per focalizzare l’attenzione all’inizio su certi aspetti.
La realtà simbolica ha la caratteristica di non essere duale, in quanto non si può negare un simbolo, e quindi costituisce un canale preferenziale per accedere a noi stessi e per incanalare la nostra sensibilità primordiale.
La realtà in sé stessa non contiene negazione, ma esiste semplicemente; è solo il pensiero dell’uomo che vede quello che non c’è; ma questo vedere quello che manca può essere fuorviante, in quanto ci porta a volte a vedere quello che vogliamo ed a mantenere così i nostri schemi di pensiero.
Nelle parole può ad esempio esistere un bicchiere mezzo pieno – o vuoto, a seconda delle nostre idee – origine di dispute concettuali; ma il concetto di “mezzo” è artificioso: la realtà è in questo caso un bicchiere con una certa quantità d’acqua.
Mentre le parole fisicamente non esistono e vivono in piano differente dalle cose, i simboli esistono in quanto oggetti o cose e quindi partecipano della stessa natura della realtà e permettono di usare una realtà per spiegarne un’altra; qui risiede la loro potenza. Il linguaggio simbolico è il linguaggio originale per la nostra mente, come mostrano i sogni, nei quali tale linguaggio è utilizzato spontaneamente.
La Massoneria utilizza un linguaggio simbolico che mira all’equilibrio ed al risveglio dell’uomo. E quando penso ai rituali seguiti, noto che sono rimasti molto impressi nella mia mente e che mi hanno permesso di passare a sentire le cose differentemente.
Questo sentire non è un sentire di pensiero discorsivo, quanto un sentire differente, come se le energie medesime fossero dirette differentemente.
A questo proposito mi viene da pensare che le parole sono per le piccole cose, mentre i simboli per le grandi. Il simbolo tocca la persona a tutti i livelli, mentre la parola solo ad un livello superficiale.
La trasmissione di vera conoscenza può avvenire solo attraverso i simboli, che fungono da reali catalizzatori del pensiero, offrendogli una direzione specifica creativa e di ragionamento.
Quando all’inizio mi sono interessato a questo cammino, avevo già letto molto l’opera di Carl Gustav Jung, trovandola molto interessante. Penso però che questo sia solo il primo gradino; l’approfondimento può andare molto oltre quanto si può ottenere dai libri, dal momento che si tratta di approfondimento personale che non si può che vivere individualmente e personalmente.
In tale ottica leggo anche il concetto di ritualismo.
Il rituale, come il simbolo, rappresenta qualcosa che non varia e che fa appello alla parte più interna di noi. Anche il rituale rappresenta una maniera di incanalare l’energia primaria della persona in una direzione.
A questo proposito trovo significativo l’effetto di un insieme di simboli, quali il Tempio. È una costruzione, dove il significato impresso dai singoli simboli si somma e si indirizza in maniera sinergica. Nel Tempio massonico è delineata la direzione di sviluppo della personalità dell’uomo, senza tralasciarne nessuna parte, secondo un piano che mira a riferirsi alla costituzione di base della personalità dell’individuo. Ogni oggetto è scelto con un significato e per trasmettere un cambiamento specifico. In questo modo la semplice presenza alle riunioni diventa elemento catalizzante, che ricorda all’uomo la sua vera natura.
La regola del silenzio, imposta agli apprendisti, trova significato come interruzione dei ragionamenti composti fino a prima e marca l’ingresso in una nuova dimensione che deve essere percepita, evitando di proseguire nella normale attività di pensiero condotta finora. Chi non parla, naturalmente ascolta e così facendo si apre ad una nuova dimensione. La quale entra nell’individuo anche senza partecipazione conscia, anzi quest’ultima non è di grande utilità, se non per decidere di accettare il simbolismo presente.
Per definizione il profano è pietra da sgrossare; i suoi ragionamenti ed il suo modo di essere possono essere non utili ai fini del cammino personale; attraverso l’interruzione del pensiero interiore, simboleggiata dall’interruzione del pensiero ‘parlato’, egli può iniziare a divenire recettivo.
Ogni passaggio di grado opera in maniera molto sottile e tanto più efficace in quanto il sistema del rituale è molto fisso ed elaborato. Quando un sistema è fisso, infatti, ogni piccola variazione acquista allora un grande valore. Per effetto di tutto ciò, al momento dell’iniziazione come Apprendista i miei pensieri sono stati molto diversi da quelli provati quando sono stato iniziato ai gradi successivi, dove ho percepito una recettività diversa.
Penso allora che uno degli scopi della Massoneria sia quello di sviluppare, attraverso i simboli, la recettività dei suoi adepti alla multiforme realtà in modo non-duale, vero e aderente all’uomo.

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