In guerra portava una camicia rossa”

“In guerra portava una camicia rossa”

dal libro “Cuore “ di  Edmondo De Amicis

 Fr\ C.S

Caprera, 2 Giugno 1882, venerdì.

Ore 5del mattino: Garibaldi si sveglia, cerca di muovere il braccio sinistro, ma un dolore intenso a livello del gomito gli impedisce di estenderlo. L’artrite reumatoide ormai l’ha sopraffatto. Gli esiti fastidiosi della vecchia cicatrice a livello della caviglia destra, non gli permettono neppure di spostare il piede. Quella “pallottola di Caino”, sparata da una carabina sull’Aspromonte, gli aveva mandato in frantumi la parte distale della tibia, del malleolo, dell’astragalo e dello scafoide. Il Generale soffre il caldo, suda profusamente, la sete lo assale. Vuole bere ma la paralisi faringea, comparsa pochi giorni prima, non gli permette di deglutire neppure un sorso d’acqua. Il respiro è affannoso, la tosse insistente. Apre con fatica gli occhi, cerca di guardare nell’oscurità, attraverso la finestra socchiusa, per cercare di scorgere le stelle.  Il buio invade la stanza ma rapidamente la notte fugge. I primi bagliori gli permettono di riconoscere il soffitto, i quadri attaccati alle pareti, i libri accatastati sul comodino… tutto in successione riprende,a poco a poco, il proprio colore. Prima ricompaiono i grigi, poi i gialli, i rosa, i celesti, i verdi, i marroni e infine le prime soffuse ombre. L’aria fresca e profumata del mattino lo inebria. Il rumore del mare in lontananza lo rasserena. A un tratto, Garibaldi ascolta attonito il canto di un usignolo e la sua mente comincia a volare verso lidi lontani, verso orizzonti con bastimenti che vanno e che vengono, verso campi di battaglia, verso nuvole bianche alzate da colonne di soldati in marcia. Lente lacrime scendono sulle sue rugose guance, mescolandosi all’appiccicoso sudore. Con voce flebile il Generale implora l’usignolo a continuare a cantare… tu non sei nato per morire. Alle ore dieci, contro il parere dei familiari, vuole assolutamente che il suo freddo corpo sia lavato con acqua calda. Alle ore undici la vita comincia ad abbandonarlo e alle ore 6.20 del pomeriggio muore.

 

La notizia è immediatamente diffusa, tramite il telegrafo, in tutto il mondo. La rassegna della stampa mondiale, in occasione della morte, lascia trasparire chiaramente la storicizzazione del suo mito. I giornali francesi scrissero:“Garibaldi era cittadino del mondo, un cavaliere errante, aveva tante patrie quante erano le razze oppresse” (La France); “Una grande figura eroica” (Paris);“La posterità lo saluterà precursore di tutte le grandi idee di libertà” (La Republique Francaise); “L’Eroe cavalleresco, ispirato ed ingenuo” (Le Temps); “Ciò che non si può contestare in Garibaldi è la sua lealtà e il suo coraggio” (Le Nationale). I giornali tedeschi ed austriaci, scrivevano sull’avversario, parole di stima “La figura più ideale del nostro tempo” ( Wiener Allgemeine Zeitung); “ Un uomo che ha disprezzato tutto ciò che gli altri cercano ansiosamente”(Neue Freie Presse); “Un Eroe e un Fanciullo … che vivrà immortale nella storia “ (NeueFreie Presse); “La Leggenda garibaldina è una leggenda della libertà”( Neues WienerTagblatt); “ Un nuovo Omero dovrebbe sorgere per cantare degnamente l’Odissea della vita di Garibaldi” (Deutsche Zeitung). In Inghilterra, paese che più aveva amato Garibaldi, il “ The Times” scrisse: “Garibaldi aveva le qualità del capo, anche se non era uno stratega; curava poco o niente l’organizzazione. Da un punto di vista culturale aveva letto moltissimo ma gli mancavano i rudimenti di base, in politica, come nel mestiere delle armi. Correva alle conclusioni senza affannarsi sulle argomentazioni intermedie. Rozze nozioni di democrazia, comunismo, cosmopolitismo e positivismo si mescolavano nel suo cervello trascinandolo in contraddizioni di cui non era cosciente, sì che col suo tono enfatico, incisivo e perentorio, parlava di ogni cosa con spavalda sicurezza. Con un cuore come quello di Garibaldi un uomo può ben consentire al suo cervello qualche distrazione”.Nei giornali degli Stati Uniti Garibaldi era paragonato a George Washington e ad Abramo Lincoln per l’immagine di uomo comune, onesto e disinteressato (The New York Times). In Giappone il “Tokyo Nicinici Shinbun” raccontò la sua vita in quattro puntate, esaltandone le imprese.

 

Torino 3 giugno, 1882

In un palazzo in Piazza S. Martino (oggi Piazza XVIII Dicembre) davanti alla vecchia Stazione ferroviaria di Porta Susa, un giornalista-scrittore,Edmondo De Amicis (1846-1908), intellettuale inquieto e libero, stava terminando la sua più importante opera, il libro “Cuore”. Esso rappresentava una raccolta di episodi ambientati tra i compagni di una classe elementare di Torino, sotto forma di un diario scritto da un ipotetico ragazzo: Enrico Bottini.  La notizia della morte di Giuseppe Garibaldi lo sconvolse a tal punto da scrivere,e inserire nel suo libro, una pagina memorabile in onore all’Eroe dei due mondi. La sua immagine è avvicinata a quella di un Santo; adorata e acclamata, addirittura, come Cristo Redentore. Garibaldi, infatti, rappresentava il Redentore dei popoli oppressi; il Messia di una nuova religione: quella laica dell’”Amor di Patria”“Mille italiani – come possiamo leggere in questo branoson morti per la patria, felici morendo, di vederlo passar di lontano vittorioso, migliaia si sarebbero fatti uccidere per lui; milioni lo benedissero e lo benediranno”

Giugno  3, sabato. Oggi è un lutto nazionale. Ieri sera è morto Garibaldi. Sai chi era? È quello che affrancò dieci milioni d’Italiani dalla tirannia dei Borboni. È morto a settantacinque anni. Era nato a Nizza, figliuolo d’un capitano di bastimento. A otto anni salvò la vita a una donna, a tredici, tirò a salvamento una barca piena di compagni che naufragavano, a ventisette, trasse dall’acque di Marsiglia un giovanetto che s’annegava, a quarant’uno scampò un bastimento dall’incendio sull’Oceano. Egli combatté dieci anni in America per la libertà d’un popolo straniero, combatté in tre guerre contro gli Austriaci per la liberazione della Lombardia e del Trentino difese Roma dai Francesi nel 1849, liberò Palermo e Napoli nel 1860, ricombatté per Roma nel ’67, lottò nel 1870 contro i Tedeschi in difesa della Francia. Egli aveva la fiamma dell’eroismo e il genio della guerra. Combatté in quaranta combattimenti e ne vinse trentasette. Quando non combatté, lavorò per vivere o si chiuse in un’isola solitaria a coltivare la terra. Egli fu maestro marinaio, operaio, negoziante, soldato, generale, dittatore. Era grande, semplice e buono. Odiava tutti gli oppressori; amava tutti i popoli; proteggeva tutti i deboli; non aveva altra aspirazione che il bene, rifiutava gli onori; disprezzava la morte, adorava l’Italia. Quando gettava un grido di guerra, legioni di valorosi accorrevano a lui da ogni parte, signori lasciavano i palazzi; operai le officine, giovanetti le scuole per andar a combattere al sole della sua gloria. In guerra portava una camicia rossa. Era forte, biondo, bello. Sui campi di battaglia era un fulmine, negli affetti un fanciullo, nei dolori un Santo. Mille Italiani son morti per la patria, felici morendo, di vederlo passar di lontano vittorioso, migliaia si sarebbero fatti uccidere per lui; milioni lo benedissero e lo benediranno. È morto. Il mondo intero lo piange. Tu non lo comprendi per ora. Ma leggerai le sue gesta, udrai parlar di lui continuamente nella vita; e via via che crescerai, la sua immagine crescerà pure davanti a te; quando sarai un uomo, lo vedrai gigante, e quando non sarai più al mondo tu, quando non vivranno più i figli dei tuoi figli, e quelli che saran nati da loro, ancora le generazioni vedranno in alto la sua testa luminosa di Rendentore di popoli coronata dai nomi delle sue vittorie come da un cerchio di stelle, e ad ogni italiano risplenderà la fronte e l’anima pronunziando il suo nome.

Il libro “Cuore” fu pubblicato nel 1886, come libro per ragazzi. Esso ebbe rapidamente un grande successo; in pochi mesi furono superate quaranta edizioni e fu tradotto in numerose lingue. Nel 1910 aveva già raggiunto mezzo milione di copie vendute. Esso è il libro più popolare dopo “Le avventure di Pinocchio”, che era stato pubblicato tre anni prima. Entrambi i testi fanno parte di un tipo particolare di letteratura chiamata “narrativa per ragazzi”. Essa aveva una valenza educativa di massa nell’Italia post-unitaria. De Amicis catturava una fetta di lettori ampia,perché affrontava problematiche politiche popolari; per questo motivo era considerato “scrittore popolare”.  La sua produzione, anche se faceva parte di una “letteratura minore”, era importante perché offriva una precisa testimonianza degli aspetti della società che non sempre la letteratura di quel periodo, – tra fine ottocento e inizio del novecento- basata su un lessico classico, considerata “alta”, “nobile” o “aulica”, come quella del Carducci prima e del Pascoli e del D’Annunzio dopo, ci permetteva di vedere nella giusta prospettiva. L’obiettivo dell’autore torinese era quello di valorizzare il ruolo della famiglia, della scuola, della patria ( una sorte di trinità laica) e di enfatizzare l’etica del sacrificio e del lavoro. Questi valori avevano un ruolo dominante nella formazione delle giovani generazioni nell’Italia post-unitaria, caratterizzata da una profonda crisi politico-economica. De Amicis, erede diretto del Risorgimento, tentò,con il suo messaggio pedagogico,di prendere le distanze dall’istituzione ecclesiasticaanti-risorgimentale. La religione Cattolica degli italiani, nel libro “Cuore”, sembra essere sostituita con quella laicistica della Patria, la Chiesa con lo Stato, il fedele con il cittadino, i Comandamenti con i codici, i martiri con gli eroi. Il messaggio di questo testo era comunque in linea con il messaggio morale della Chiesa e per questo motivo il libro fu letto da tutti, cattolici e non cattolici. L’influenza pedagogica di questo testo sulle generazioni di giovani, dalla fine dell’ottocento agli anni sessanta, è stata incisiva; anche se non ha evitato agli italiani l’accettazione passiva delle guerre e delle dittature.  Edmondo De Amicis propone agli italiani un nuovo “credo laico”, basato sui principi massonici-risorgimentali democratici. Edmondo De Amicis, infatti, apparteneva alla Loggia “Concordia” di Torino, di stampo garibaldino. Molti critici letterari sostengono che il libro “Cuore“, considerato il testo risorgimentale per eccellenza, sia di forte ispirazione massonica, al pari delle “Avventure di Pinocchio”,metaforicamente paragonate ad un tipico “viaggio iniziatico”, scritto dal mazziniano-fiorentino Carlo Lorenzini(1826-1890)anche lui affiliato alla Libera Muratoria. Edmondo De Amicis,negli anni successivi alla pubblicazione del libro “Cuore”,si avvicinò al socialismo, cui aderì pubblicamente nel 1896. Nelle opere letterarie di questo periodo pone una particolare attenzione alle classi sociali più povere, riconoscendo le reali difficoltà che incontravano i ceti più umili nell’integrarsi a pieno titolo nella vita pubblica dello Stato.  In realtà, come scrive anche Benedetto Croce, nella sua “Storia d’Italia dal 1871 al 1915”, questi sentimenti non erano nuovi, ereditati direttamente dal Risorgimento, dove sia i giovani sia i vecchi nutrivano un forte senso di compassione e di indignazione di fronte agli oppressi. La fede nella natura umana, il rispetto della dignità di ciascuno, la solidarietà e l’altruismo dominavano nell’animo dell’uomo risorgimentale. Qualsiasi motivazione “egoistica” era respinta, perché tendeva a dividere e non a unire. Ogni singolo uomo faceva parte di quel “grande animale” che era l’“umanità intera” .Questa ideale politico rivolto al sociale si poneva il compito urgente di ottenere un minimo salariale, la garanzia della pensione, la tassa progressiva sul reddito e il suffragio universale. Si contrappongono, in questo periodo storico, due visioni: l’una, quella risorgimentale democratica, basata su una via gradualistica per raggiungere le riforme sociali, secondo il rispetto della legalità interna. L’altra, che seguiva la dottrina del filosofo tedesco Carlo Marx , teorizzava la violenza rivoluzionaria. Secondo quest’ultima non erano prioritarie le ragioni del “Cuore”, basate sul principio di solidarietà (socialismo umanitario) ma le ragioni della “dottrina”. Anche Garibaldi, aderisce a questa ideologia, e per questo è considerato un “pioniere del movimento socialista umanitario”. Il sentimento di giustizia, di uguaglianza e di fraternità fra tutti i popoli, è radicato nell’animo di Garibaldi (Garibaldi “uomo di pace”; costretto a fare la guerra per la libertà e l’indipendenza dei popoli). Egli avversava le idee fondamentali del marxismo; anche  se Carlo Marx aveva per Garibaldi un grande rispetto. L’Eroe dei Due Mondi si pronuncia contro ogni tirannia, propone una democrazia parlamentare e presidenziale, con un presidente eletto e una federazione dei popoli d’Europa, con un governo europeo (Garibaldi “uomo Europeo”).

Qual è l’attualità del pensiero massonico-risorgimentale, ben espresso dalla figura di Edmondo De Amicise da quella dell’Eroe dei Due Mondi? L’attualizzazione a tutti i costi forse è sbagliata, dovremmo invece interpretare il nostro tempo alla luce del pensiero risorgimentale. L’umanità attuale, ricca e potente, non ha mai avuto così tante risorse materiali e competenze tecnico-scientifiche, come nessuna avrebbe potuto immaginare nei tempi passati. Nonostante questo la convivenza tra gli uomini sembra essere minacciata. Assistiamo quotidianamente a una lotta di tutti contro tutti, all’interno di una logica di avidità generalizzata. Il problema è come gestire la rivalità e la violenza tra gli esseri umani? Credo che noi tutti dovremmo valorizzare il “convivialismo”-cioè la capacità di con-vivere o vivere insieme agli altri… valorizzando la cooperazione e la solidarietà umana, prendendosi cura degli altri, cercando di costruire una società priva di conflitti tra gruppi o individui, perché l’aspirazione di ogni essere umano è quella di vedersi riconosciuto nella sua singolarità, nella sua dignità. Questo è ciò che l’uomo cerca dall’inizio della storia umana… si è cercata con il Sovrannaturale, attraverso le grandi religioni ; si è cercata con il pensiero  morale delle grandi filosofie ;  si è cercata con le grandi ideologie politiche (comunismo, socialismo, anarchismo, liberismo, capitalismo); si è cercata con il benessere materiale – ma la crescita economica o materiale infinita sembra avere un effetto contrario, alimenta tra gli uomini più conflitti di quanto ne plachi. Noi dobbiamo cercare di andare verso una società diversa … dominata dalla “curam”, cioè dalla cura in senso latino del termine, dalla sollecitudine verso l’altro. Dobbiamo, in poche parole, inventare un “nuovo umanesimo”, una nuova umanità. Dobbiamo lottare contro tutte le ingiustizie o le iniquità, indignandosi, vergognandosi direttamente o indirettamente; influenzare radicalmente i giochi politici; inventare altre maniere di vivere, di produrre, di giocare, di amare, di pensare e di insegnare… convivialmente senza odiarci e senza distruggersi… questo deve essere lo scopo dell’uomo di oggi.

 

 

 

 

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